Edison Efficienza Energetica

Il Decreto correttivo sui Titoli di Efficienza Energetica

Ridurre il mercato per salvare il mercato?

I Titoli di Efficienza Energetica (TEE) – noti anche come Certificati Bianchi – sono uno dei principali strumenti (insieme al Conto Termico) messi in campo dal Legislatore per supportare gli interventi di efficientamento energetico, con l’obiettivo di centrare gli obiettivi di riduzione dei consumi energetici al 2020. Il meccanismo dei TEE è stato avviato nel 2005 e da allora fino al 2017 ha permesso di ottenere risparmi energetici pari a circa 26 milioni di TEP (Tonnellata Equivalente di Petrolio), facendone uno degli strumenti più efficaci a garantire il raggiungimento dei target di efficientamento dettati dall’UE.
Tuttavia, a partire dalla seconda metà del 2016 fino a inizio 2018, si è registrato un aumento vertiginoso dei prezzi di questi certificati (che vengono scambiati su una piattaforma dedicata del GME), che sono passati da un valore medio di 100-110 euro (intorno al quale i prezzi avevano oscillato per circa un decennio) a picchi di 480 euro. L’impennata delle quotazioni dei Certificati Bianchi è riconducibile a varie dinamiche che hanno da un lato accresciuto la domanda, dall’altro diminuito l’offerta.
La possibilità di posticipare il soddisfacimento delle quote d’obbligo da parte dei distributori fino a due anni successivi l’anno di riferimento – poi ridotto a un anno per effetto del DM 11 gennaio 2017 – ha portato a un progressivo annullamento della gradualità della crescita annuale degli obiettivi di efficientamento (definiti dal MiSE), raddoppiando di fatto il quantitativo di titoli necessari per soddisfare gli obblighi dell’anno 2017. Contestualmente, l’offerta è stata influenzata da numerosi fattori, tra i quali l’eliminazione del fattore tau (che permetteva di considerare anche i risparmi energetici futuri conseguibili grazie all’intervento, aumentando dunque il numero di TEE emessi) e la definizione di una baseline sulla quale calcolare la riduzione dei consumi più elevata (basata sulle tecnologie di mercato): entrambe le misure hanno contribuito a ridurre il numero di TEE rilasciati a parità di intervento; in ultimo, ha influito anche un atteggiamento più severo da parte del GSE nell’individuazione di irregolarità nell’ambito dell’attività di verifica (unito a vere proprie truffe scoperte dagli inquirenti), con conseguente annullamento di una parte dei titoli emessi.

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Il Decreto correttivo sui TEE

Il prezzo straordinariamente elevato raggiunto dai TEE, con la conseguente prospettiva di impatto sulla bolletta dei consumatori, ha spinto il Legislatore a intervenire con un Decreto correttivo (il DM 18 maggio 2018).
Premesso che lo scopo del decreto è quello di riallineare i fondamentali (quindi tenere sotto controllo i prezzi), il DM 18 maggio interviene con un set di misure rivolte sia alla domanda (da contenere) che all’offerta (da stimolare).
Per quanto riguarda le misure verso la domanda, si ricorda l’estensione da uno a due anni del tempo, concesso ai distributori obbligati, per raggiungere la quota annuale a loro assegnata di certificati bianchi, annullando di fatto gli effetti del DM 11 gennaio 2017 (sopra): tale previsione dovrebbe quindi alleggerire la pressione dei compratori, allentando per qualche mese la morsa dei prezzi.
Misure rivolte all’offerta sono invece la pubblicazione di un nuovo set di “schede standard” per gli interventi di efficientamento e il contestuale allargamento della platea di interventi ammissibili al meccanismo di incentivazione, nonché la revisione dell’addizionalità con una nuova baseline di riferimento per il calcolo del risparmio conseguito: l’auspicio è ovviamente quello di consentire, anche a parità di intervento, l’emissione di un quantitativo maggiore di TEE, stimolando così il mercato.
Inoltre – ed è forse questa la misura di maggior peso del DM – viene concessa al GSE la possibilità di vendere a 260 €/Tee nella sessione di mercato titoli “virtuali”, cioè non corrispondenti a effettivi interventi di efficientamento energetico, al solo scopo di soddisfare a un prezzo calmierato il fabbisogno dei compratori: questo unito alla circostanza che i soggetti a obbligo riceveranno un contributo tariffario massimo di 250 euro (ossia un rimborso sui titoli acquistati), evidenzia il fatto che non vi saranno più sul mercato soggetti disposti ad acquistare titoli a valori superiori rispetto alla fascia di prezzo individuata.

Alcune perplessità

Naturalmente, la valutazione di interventi di questa natura richiede prudenza, con il giudizio definitivo che verrà espresso in seguito dal mercato (inteso in senso lato, come somma del comportamento degli operatori economici).
Certamente, interventi di “addomesticamento” del mercato (inteso stavolta in senso stretto, come mercato dei TEE) come quello del DM 18 maggio lasciano alcune perplessità. In particolare, traspare l’idea di un mercato che funziona solo fintanto che esprime prezzi ritenuti accettabili, quando invece i prezzi hanno semplicemente la funzione di esprimere un segnale: chiarissimo, nel caso di prezzi stabilmente molto elevati, di insufficiente presenza di titoli (quindi di azioni di efficienza energetica).
In passato, anche il meccanismo dei Certificati Verdi (molto simile a quello dei TEE) è stato oggetto di una misura analoga, volta alla correzione di quello che fu definito uno squilibrio temporaneo. Come noto, oggi il mercato dei Certificati Verdi non esiste più ed è stato sostituito da una tariffa amministrata: anche il mondo TEE si sta avvicinando alla stessa china?
In aggiunta, la stessa Autorità ha segnalato che l’emissione di titoli virtuali potrebbe – oltre a dar luogo ad arbitraggi – sostituirsi in parte all’emissione di titoli reali (connessi ad azioni di efficienza), mettendo quindi in secondo piano la finalità del raggiungimento degli obiettivi di efficienza.
Sembra quindi che il Decreto – che non fa mistero di essere uno strumento correttivo, per certi versi emergenziale – si concentri più sulla manifestazione acuta della patologia (i prezzi) che non sulla patologia stessa (la carenza di titoli). Sarebbe però ingeneroso sostenere che ce n’è abbastanza per bloccare il mercato e ridurre l’interesse da parte delle Esco.
Vero è che la stabilità delle regole – messa a dura prova nell’ultima fase – è il migliore alleato degli operatori, specie di quelli che – come le Esco – operano in un ambito industriale caratterizzato da ritorni di medio-lungo termine.
Qualora però le misure di stimolo all’emissione di nuovi TEE previste dal DM dovessero sortire gli effetti sperati e, acclarati i casi di malaffare, si ristabilisse un clima di fiducia nei confronti del GSE, larga parte dei problemi che hanno caratterizzato l’ultima fase del mercato sarebbe risolta.

Articolo a cura di Elemens per Edison Energy Services Market



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