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Edison Efficienza Energetica

Direttive RED II e IEMD: le bozze di decreto approvate dal Consiglio dei Ministri e l’impatto sull’autoconsumo

21 Settembre 2021

 

Il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato gli schemi di decreto per l’attuazione delle direttive europee RED II e IEMD, relative, rispettivamente, alla promozione dell’uso di energia rinnovabile e alla regolazione del mercato interno dell’energia elettrica.

Con l’approvazione in via preliminare dei due schemi di decreto il Governo ha iniziato il proprio percorso di allineamento al Clean Energy Package europeo del 2018, delineando una serie di principi a cui i ministeri in materia dovranno attenersi nella fase attuativa.

Un percorso che se già di per sé appare sfidante lo sarà ancora di più al momento dell’approvazione del recente pacchetto “Fit for 55”, che, a distanza di soli 3 anni, rilancia gli obiettivi del Clean Energy Package e che è attualmente in esame presso quattro commissioni del Parlamento Europeo. Quando approvato, il nuovo pacchetto porterà alla revisione delle direttive (quantomeno di quella sulle rinnovabili) e, di conseguenza, a un nuovo percorso di recepimento anche a livello nazionale.

Per raggiungere questi target sfidanti sarà necessario un notevole incremento della quota di installazioni FER annue con un forte contributo che dovrà provenire anche dai modelli energetici che si basano sulla condivisione dell’energia, quali le energy community (le cosiddette REC) e l’autoconsumo collettivo.

 

Comunità energetiche: le novità previste dalle bozze di decreto

 Tra i vari temi che vengono toccati dai due schemi di decreto, dunque ampio spazio va alle comunità energetiche, di cui vengono ridefiniti i principi sulle regole per la costituzione, sulle modalità di interazione con il mercato elettrico e sugli elementi che governeranno l’incentivazione.

A prima vista lo schema delineato dalle due bozze appena approvate non sembra discostarsi molto dal sistema attualmente in vigore, regolato dalla Legge n. 8 del 28 febbraio 2020 (conversione in legge del DL “Milleproroghe 2020”): il modello generale, costruito sull’incentivazione dell’energia condivisa, rimane infatti intatto.

Sono tuttavia presenti una serie di novità. In primis, la soglia per gli impianti rinnovabili che possono essere utilizzati nelle REC viene elevata a 1 MW rispetto ai 200 kW fissati dal modello transitorio attualmente in vigore. La seconda modifica riguarda, invece, il perimetro di applicazione delle REC, che viene spostato dalla cabina secondaria alla cabina primaria, lasciando quindi spazio per la costituzione di comunità di un diverso ordine di grandezza (anche 100 volte più ampie e partecipate rispetto a quanto possibile con il modello del Milleproroghe). Con la possibilità di costituire REC di una dimensione maggiore, l’interesse verso questo tipo di modello energetico è inevitabilmente destinato a crescere.

Ci sono poi una serie di novità forse meno evidenti ma altrettanto importanti per gli operatori nel loro approccio al modello.

In primo luogo, paiono allentarsi i criteri per poter esser parte di una Comunità: pur con una formulazione che mantiene elementi di ambiguità, la partecipazione alle Comunità pare ora possibile per ogni operatore, a condizione che il controllo della Comunità resti in capo a privati, PMI e enti pubblici (soggetti che, nell’attuale set di regole, sono gli unici ammessi come membri).

Paiono poi espandersi i possibili ruoli che possono rivestire soggetti terzi, come le ESCo: dopo aver confermato che essi possono svolgere il ruolo di produttore e di proprietario degli impianti, con le bozze parrebbe prevedersi anche la possibilità di rivestire il ruolo di referente della Comunità (il soggetto, tra le altre cose, incaricato dell’interazione con le istituzioni del sistema elettrico). Tale circostanza, se confermata, semplificherebbe non poco la partecipazione delle ESCo nelle Comunità, che potrebbero trovare in soggetti strutturati un valido supporto nella gestione operativa dello schema di autoconsumo fungendo così da volano per lo sviluppo di queste configurazioni.

Inoltre, la lettura coordinata delle due bozze di decreto e l’analisi delle relazione tra REC e CEC (il modello di Comunità previsto dalla direttiva IEMD che non prevede necessariamente impianti a fonti rinnovabili e in cui è più forte il focus sull’interazione con i mercati) suggerisce la possibilità che, in alcuni casi e sotto alcune condizioni, le Comunità possano appoggiarsi su reti private, gestite o persino realizzate dalla Comunità (senza tuttavia che sia previsto, per queste reti, alcuna forma di esenzione tariffaria). Una fattispecie, questa, che non veniva in alcun modo considerata nel modello attuale.

 

Bozze di decreto per le direttive RED II e IEMD

 

Altre disposizioni contenute nelle bozze di decreto per il mercato elettrico rinnovabile

Le bozze (ed in particolare lo schema di recepimento della direttiva IEMD) ad ogni modo affrontano anche altri capitoli dell’autoconsumo oltre alle sole Comunità Energetiche.

Infatti, recependo un’istanza di armonizzazione e semplificazione espressa da anni dagli operatori di settore, si dispone la creazione di una sorta di “sigla unica” dell’autoconsumo fisico individuale (SSPC), all’interno del quale confluiranno tutte le varie sigle esistenti (SEU, ASAP, ASE, ecc). Nella nuova sigla verranno incluse tutte le configurazioni in cui vi sia un produttore (o più produttori se dello stesso gruppo) connessi con un collegamento privato a un consumatore (o più consumatori se dello stesso gruppo), purché tutti gli elementi siano localizzati su particelle catastali contigue – definizione questa che pare includere tutte le forme di autoconsumo “classico” come fino ad oggi concepite. Tali sistemi non potranno però più godere dello Scambio sul Posto, che viene abolito con effetto quasi immediato per i nuovi progetti (e al massimo dal 2025 per quelli esistenti) per essere sostituito con una tariffa incentivante “pura”.

Infine, viene riaperto il capitolo SDC (reti private che connettono impianti di produzioni con una molteplicità di clienti in ambito industriale, commerciale o di siti di servizi condivisi come porti, aeroporti e stazioni): ai sensi della normativa e regolazione attuale, risultava impossibile sviluppare nuove iniziative di questo tipo, essendo uno dei requisiti l’ottenimento dell’autorizzazione dei progetti entro il 2009. La bozza IEMD – pur con alcune ambiguità – sembra invece suggerire che, pur con una serie di condizioni e requisiti (tra cui l’ottenimento di una sub-concessione per la distribuzione), lo sviluppo di nuovi SDC diventi finalmente possibile.

Nell’attesa dei tantissimi decreti attuativi e dell’intervento dell’autorità per l’effettiva regolazione di mercato di tali soluzioni, pur con alcuni dubbi che ancora aleggiano, le aspettative per il futuro dell’autoconsumo paiono più rosee. Se il mercato darà conferma di tale visione, anche grazie ai processi autorizzativi semplificati di cui esse godono, esse potranno certamente rappresentare una via alla crescita della produzione di energia rinnovabile e alla decarbonizzazione.
 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali.