youtube instagram envelop mail4 google-plus google facebook twitter linkedin printer

Edison Efficienza Energetica

Certificati Bianchi TEE: si può uscire dall’empasse?

15 Novembre 2019

 

Nelle ultime settimane è tornato di stretta attualità il tema delle verifiche del GSE sui progetti di efficientamento, un tema legato all’elevata complessità burocratica relativa al conseguimento dei titoli?

Cerchiamo di fare chiarezza, partendo da una breve descrizione del meccanismo nel tentativo di fare luce sulle criticità che hanno portato a questa situazione.

I certificati bianchi o più propriamente titoli di efficienza energetica (TEE) dal 2005 sono il principale strumento di incentivazione e promozione dell’efficienza energetica in Italia. I TEE sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia, ottenibili tramite interventi e progetti di incremento dell’efficienza energetica. L’attività di gestione, valutazione e certificazione dei risparmi ottenuti tramite i suddetti interventi e progetti fa capo al GSE che, una volta riconosciuti e quantificati i risparmi, si affida al GME per l’emissione dei relativi titoli su appositi conti.

Per presentare i progetti al GSE e quindi ottenere il riconoscimento dei certificati bianchi, esistono 2 procedure: una a consuntivo, relativa a progetti con caratteristiche complesse in cui è lo stesso operatore a proporre un algoritmo di calcolo del risparmio, e una standardizzata, relativa a progetti con carattere di maggior replicabilità. E’ proprio su quest’ultima categoria, con un dimensione che nel 2018 ha rappresentato ben il 40% del totale del mercato dei certificati bianchi, che si stanno concentrando le maggiori criticità.

Al riguardo, i dati sulle verifiche condotte dal GSE nel triennio 2017-2019 sulla documentazione dei progetti ricadenti nella categoria “schede standard” parlano chiaro: a fronte di 10.600 controlli conclusi, nel 95% dei casi sono state riscontrate delle irregolarità che hanno comportato la revoca degli incentivi erogati, per un controvalore di circa 600 milioni di euro. Per avere un’idea della dimensione, stiamo parlando di un numero di progetti “revocati” superiore rispetto a quelli presentati nel biennio 2016-2017: un fenomeno quindi che pare aver superato il limite del fisiologico per addentarsi oltre il confine del patologico.

Già dal 2015 erano emerse non poche criticità legate all’autocertificazione su cui si basano le schede standard, affrontate a più riprese dal GSE, di concerto con il MISE, in particolare con il superamento delle prime schede standard e soprattutto con l’intensificazione dei controlli sui progetti di efficienza beneficiari dei TEE.

 

verifiche-certificati-bianchi2

 

Nonostante questi interventi volti a circoscrivere la questione, come abbiamo visto i risultati delle verifiche restano sconcertanti: un numero così elevato di progetti non conformi non può trovare giustificazione esclusivamente nella malafede (nel peggiore dei casi) o impreparazione (nel migliore) degli operatori, ma anche nell’inasprimento delle verifiche ex post condotte dal Gestore e nell’eccessiva complessità della documentazione da fornire durante i controlli. Tutto questo ha generato un clima di tensione tra il Gestore e gli operatori, dove il primo ha richiamato le aziende ad una maggior attenzione alle regole, mentre i secondi hanno proposto di semplificare il processo di verifica, anche con l’introduzione di controlli a campione in sito.

Occorrerà dunque un’azione efficace da parte del GSE volta quanto meno a ristabilizzare un clima di fiducia all’interno del settore: oltre infatti al già citato tema delle revoche, è in forte contrazione anche il livello delle nuove richieste, al punto di mettere a repentaglio il raggiungimento degli obiettivi di efficienza. Lo stesso GSE, con delle recenti simulazioni, ha evidenziato un significativo gap tra domanda di certificati (23,2 MTEP) e offerta (12,5 MTEP) nel periodo 2018-2020.

Per far fronte alla carenza di titoli rilasciati, il MiSE era già corso ai ripari nel 2017 varando l’ormai noto Decreto correttivo che modificava in parte la disciplina dei TEE nel tentativo di semplificare alcune procedure e di far fronte all’impennata dei prezzi registrata a partire dal 2015 (picchi fino a 480€/TEE). Il DM prevedeva, tra le varie misure, la facoltà per il GSE di emettere dei titoli “virtuali” a 260€ cadauno, ovvero titoli ai quali non corrispondeva un effettivo intervento di efficientamento energetico, con la possibilità per i soggetti obbligati di riscattarli in un secondo momento.

E’ chiaro che l’adozione dei certificati virtuali ha messo un freno al rally dei prezzi: la disponibilità del GSE a vendere titoli – ancorchè non basati sul alcun intervento – a 260 €, ha ovviamente ridotto il livello medio delle contrattazioni. Tuttavia, la circostanza che gli obiettivi di risparmio dei soggetti ad obbligo possano essere raggiunti mediante titoli che non hanno portato alcun incremento effettivo in termini di efficienza rappresenta un evidente distorsione. La misura può essere stata una efficace toppa per un problema contingente, che non ha però risolto alcunchè in termini di fondamentali reali del mercato e di percorso verso gli obiettivi di efficienza, verso cui solo un incremento delle emissioni di titoli reali e degli interventi potrà essere di aiuto.

Infatti, la situazione continua ad essere critica: anche nel primo semestre 2019 l’emissione dei TEE reali segna un calo del 16% rispetto allo stesso semestre del 2018, esso stesso in contrazione. Occorrono dunque nuovi strumenti che mettano gli operatori nelle condizioni di poter realizzare gli interventi di efficientamento ed un quadro normativo che dia stabilità al comparto: in questo senso, la promozione di uno spirito collaborativo (e non conflittuale) tra GSE e associazioni di categoria non può che essere il primo passo per definire un percorso comune volto a raggiungere gli sfidanti – e necessari – obiettivi di efficienza energetica al 2030.

La politica ha un ruolo decisivo per sbloccare un mercato ingessato che rischia di mettere in secondo piano i risultati positivi che il meccanismo ha portato in questi anni. Se il problema risiede nella scarsa disponibilità di titoli, la risposta dovrebbe portare alla previsione di misure a favore dell’equilibrio fisico (non virtuale) tra domanda ed offerta. Oltre alla rimozione di complessità burocratiche, bisognerebbe poi dar seguito ad iniziative che spingano gli operatori ad investire in efficienza energetica quale ad esempio la previsione dei parametri di consumo efficienti previsti dal decreto energivori. Occorrerebbe adottare al più presto gli strumenti applicativi previsti dal recente decreto Crescita per la valorizzazione dei risparmi di energia fossile con TEE al fine di incoraggiare e supportare iniziative di teleriscaldamento (in linea anche con le previsioni del PNIEC) e offrire slancio al teleriscaldamento da biomassa legnosa.

 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali



Hai bisogno di aiuto?

Lasciaci il tuo riferimento: un nostro consulente ti contatterà al più presto e ti aiuterà a trovare quello che stai cercando.