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Le nuove città circolari: economia, riuso e consapevolezza di una nuova cittadinanza. Da Torino, la storia di Triciclo

19 Luglio 2019

La metropoli è un organismo vivo e in continua evoluzione: le grandi città contemporanee sono complesse e allo stesso tempo capaci di creare, a partire da semplici esigenze dal basso, nuovi percorsi e comportamenti sociali che riescono spesso ad anticipare dinamiche e meccanismi economici e industriali e anticipare visioni future.

I dati raccontano il campo di azione: nel 2050 il 75% della popolazione globale risiederà nelle grandi e medie aree urbane. Le città saranno il motore della crescita economica, capaci di generare l’85% del Pil globale. Una crescita così rapida va gestita ora, perché la pressione sulle risorse naturali, sull’impronta ambientale della società moderna e sulla qualità della vita, può diventare rapidamente ingestibile.

La città circolare

Ecco perché la città circolare è una risposta possibile e anche necessaria; se l’economia circolare nelle metropoli diverrà realtà si potrebbe trovare una risposta ai problemi generati dal modello di sviluppo del ventesimo secolo: degrado, inquinamento, rifiuti e spreco. Facciamo attenzione ai paradossi odierni: una tipica auto europea è parcheggiata per il 92% del suo ciclo di funzionamento; il 10-15% del materiale edile viene sprecato durante la costruzione; il 50% della superficie del territorio cittadino è utilizzato per strade e altre infrastrutture relative ai trasporti. L’economia circolare ha una risposta, che presuppone però un cambiamento di mentalità e di pratiche, oltre che di cicli industriali coordinati dalla progettazione al riuso.

Nuove pratiche, cambiamenti sociali. La città di Amsterdam, nei Paesi Bassi, ha già compreso che l’economia circolare urbana può aiutare a preservare e migliorare il capitale naturale. Le soluzioni sviluppate vengono tradotte in progetti pilota, tra cui il laboratorio vivente per la città circolare di Buiksloterham, un’area sperimentale per l’ottimizzazione dei flussi di materiali e la prevenzione delle emissioni di CO2 e lo studio di ciò che può essere ottenuto introducendo norme più efficaci per i nuovi edifici a basso impatto ambientale.

A Londra il London Waste and Recycling Board (Lwarb) stima che la transizione verso un’economia circolare potrebbe valere 10 miliardi di dollari l’anno per l’economia della città. Parigi è in prima linea nei processi di trasformazione per incorporare modelli più circolari nel suo ecosistema urbano. La capitale francese ha lanciato il libro bianco della città sull’economia circolare, che offre una panoramica delle principali sfide nel campo delle risorse, dell’economia, dell’ambiente e della società.

Anche l’Italia sta muovendo i suoi primi passi, con numerose iniziative. Il Protocollo d’Intesa “Città per la Circolarità” è un esempio. Le città di Prato, Milano e Bari si sono infatti impegnate a collaborare con il Ministero dell’Ambiente per sperimentare, testare e promuovere iniziative congiunte dal carattere innovativo per sposare un nuovo modello di sviluppo delle città. Dal design di prodotti e servizi a nuovi modelli di approvvigionamento, all’estensione della vita utile dei prodotti fino a modelli di consumo sostenibili. Le città possono essere infatti il motore fondamentale della transizione verso l’economia circolare con importanti ricadute di sviluppo, anche economico, per le imprese del territorio ma soprattutto per le comunità locali.

Città ed economie circolari: Bosco Verticale di Milano

Triciclo: dal riuso alla fragilità sociale

La storia di Triciclo, a Torino, è uno dei casi che partono da intenzioni sociali con poca dotazione economica. «Triciclo SCS nasce nel 1996 – spiega il suo direttore Pier Andrea Moiso- come luogo in cui le persone recuperano delle cose usate e le rivendono. La nostra attività – spiega- si basa sull’intuizione che il riuso è un cambio di abitudini comportamentali e l’usato può diventare fonte di possibilità e di valore, anche in termini economici, può orientare diversamente le scelte socio-ambientali e può creare dei posti di lavoro: è questo il ruolo della cooperativa sociale di tipo b. La funzione del riuso, tuttavia, viene considerata come minoritaria, perché sposta volumi inferiori rispetto al riciclo, su cui si sono costruiti processi industriali di recupero di materia prima. È il nuovo che fa il commercio e così quando parliamo di economia circolare, il riuso risulta interessante da raccontare, ma difficile da gestire».

Mercato dell’usato Triciclo a Torino

Tricircolo

Triciclo, nel corso degli anni, ha assunto funzioni sempre diverse: centro di aggregazione, perché produce posti di lavoro per le persone che hanno svantaggi, ma anche una piattaforma per le persone che arrivano nel mercato dell’usato e associano questa attività a dei valori positivi, economici, ambientali e sociali. «Abbiamo pensato di creare Tricircolo, un progetto che mette in relazione altre competenze e capacità. In questo modo, Triciclo non è più solo un operatore logistico di recupero e rivendita dei beni usati, ma sarà anche uno spazio in grado di far emergere non solo clienti, intesi come consumatori e acquirenti, ma anche intesi come portatori di capacità, di proposte e di formazione. In altre parole, diventa uno spazio piattaforma. Sfruttiamo le nostre competenze per la formazione di altri».

Una continua metamorfosi, significativa di come il territorio e le forze sociali che ci lavorano sappiano adattare ai bisogni le attività di impresa e di aggregazione: questa realtà non si interfaccia solo con i privati, ma anche con il settore pubblico. Attività diverse, diversi stakeholder.

Torniamo alla città circolare

«Al di là della retorica, mi pare che ancora siamo molto lontani dall’adozione dell’economica circolare come modello di produzione e consumo – racconta Pier Andrea Moiso-. Per adottarla fino in fondo è necessario passare da cambiamento individuale a cambiamento collettivo. Ci dovrebbe essere un’attenzione maggiore a quello che è il valore di un bene in termini di energia e materiale che sono necessari a produrlo, così come al valore economico. Questo andrebbe fatto in tutti i momenti: dall’atto dell’acquisto del bene, ma anche a livello di produzione e di lettura sociopolitica del flusso dei materiali. È un cambio notevole. Mi pare che sempre più persone siano consapevoli del concetto di economia circolare, ma siamo ancora lontani da un’applicazione condivisa.

Bisognerebbe crescere e diffondere la cultura degli investimenti legati ad offrire possibilità di comportamenti “circolari” ai cittadini».

 

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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