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Noi: la nuova comunità dei cittadini, da fruitori di servizi a co-creatori del cambiamento degli spazi

Un nuovo ruolo, una mutazione dagli esiti ancora da scoprire, nuovi ruoli e intrecci con la vita della Pubblica Amministrazione.

C’è stata una rivoluzione discreta, ma inesorabile in questi ultimi anni. È avvenuta nel frame di un tempo quotidiano, quasi impercettibile nel presente, più che apprezzabile guardando il percorso che ci siamo lasciati alle spalle. Il cittadino, l’insieme della cittadinanza è profondamente mutata.

La partecipazione alla vita sociale, quella politica e culturale che avevamo conosciuto, in un recente passato, si è sgretolata a favore di un nuovo profilo antropologico del ‘cittadino attivo’, cioè di chi decide di occuparsi degli interessi pubblici. Là dove c’erano ampi strati di popolazione intermediati da organizzazioni politiche, culturali, religiose che davano appartenenza politica e quindi rappresentavano un vero e proprio mastice sociale, oggi troviamo un meccanismo differente che risponde a una domanda: cosa rappresenta oggi un interesse comune e generale?

«Quello a cui assistiamo oggi è un rapporto con la dimensione pubblica dove ci sono molti singoli cittadini che si mobilitano a partire da coalizioni di interessi individuali – spiega a Primo Piano Flaviano Zandonai, open innovation manager presso il gruppo cooperativo Cgm-. Sono persone che oggi trovano la dimensione dell’interesse collettivo partendo dalla soluzione di bisogni specifici. Si mettono insieme, trovano in corso d’opera gli elementi di azione comune. È un passaggio che cambia le modalità attraverso cui si fa costruzione di comunità nei nostri contesti». In una società che ha subito una trasformazione così profonda diventa, quindi, necessario coalizzare interessi diversi, temporanei, specifici, trasformandoli in un interesse collettivo.

«Oggi siamo in una fase in cui forse possiamo ricostruire nuove piattaforme di partecipazione – afferma Flaviano Zandonai – e nuove forme di intermediazione. Negli ultimi anni abbiamo agito da disintermediatori. Abilitiamo la partecipazione diretta delle persone, dei gruppi informali. L’abbiamo fatto, per esempio, in un lavoro interno ai fenomeni di rigenerazione di spazi. Ora è venuto il momento di costruire una sorta di piattaforma di significati, che metta a sistema tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni, che consenta di replicare. Bisogna reinventare l’intermediazione».

Cittadini city maker e la co-creazione degli spazi pubblici

L’esempio più lampante è quello della rigenerazione urbana, realizzata da quelli che chiamiamo “city maker”.

Spesso sono giovani, hanno progetti leggeri e idee in cerca di partner, prediligono la co-creazione fra pari, con la PA e con altri attori. I decisori pubblici se ne stanno accorgendo, con la consapevolezza che le soluzioni non vadano ricercate nel dare un uso a uno spazio, quindi concederlo a una associazione locale o farne “la casa delle associazioni”; occorre piuttosto definire un modello gestionale credibile e, sulla base di questo, sollecitare e incrociare la progettualità dei city maker.

Nella periferia est di Bologna, nel Quartiere Savena, un gruppo di residenti si è autonomamente mobilitato con la volontà di recuperare un centro civico abbandonato dal 1984. Il progetto si chiama INStabile Portazza.

La prima cosa che è stata affrontata è stato un processo di co-progettazione, sostenuto da diversi attori, pubblici e privati. Un intervento che ha avuto come finalità quella di ricostituire una comunità territoriale. Un ‘Community Creative Hub’ che è un modello d’uso e un luogo dove i creativi (professionisti, imprese, associazioni) lavorano con e per la comunità locale di residenti. Lo spazio è ampio: 700 mq che ospiteranno co-working, asilo, auditorium, spazio espositivo, spazio per sport indoor, caffetteria. Ma il dato interessante è come si arriva all’obiettivo finale, in un processo volutamente lento di autorecupero, che coinvolge i residenti e i partner del progetto. In parallelo al quale cominciano ad insediarsi le prime attività che permettono così di evolvere e di ridefinire il modello in itinere.

Da Bologna a Torino. Le Case di Quartiere di Torino sono luoghi d’incontro e punti di riferimento per i cittadini: raccolgono e organizzano attività proposte da molteplici soggetti (formali e informali), creano momenti di socializzazione e offrono servizi.

La Rete delle Case di Quartiere nasce proprio dalla volontà di creare sinergie e connessioni tra queste realtà che caratterizzano il territorio; garantisce che il profilo delle Case corrisponda a quello espresso nel “Manifesto delle Case del quartiere di Torino”. Valuta l’ingresso di nuovi aderenti sulla base dei principi sottoscritti nel manifesto, verifica il percorso dei membri della Rete, si occupa della comunicazione per tutte le realtà aderenti e propone progetti di sviluppo comune.

I due esempi per dire che chi crede in una modalità di incontro fruttuosa tra innovazione dal basso e politiche pubbliche, indica l’opportunità di rimettere a tema l’intermediazione. È la stessa PA a dover internalizzare i costi della sperimentazione, che non devono essere scaricati esclusivamente su quelli che la praticano; deve assumere i city maker come interlocutori privilegiati nel disegno di politiche di sviluppo e di rigenerazione urbana; deve modificare le regole degli acquisti pubblici, rinunciando, per problemi che richiedono soluzioni sperimentali, ad appalti di servizio, capitolati rigidi e programmi standard, sollecitando invece proposte aperte e indeterminate, suscettibili di co-progettazione, avanzate da soggetti che potrebbero non avere tutti i requisiti tecnico-professionali in ordine; deve rivedere il sistema degli incentivi, ad esempio istituendo contributi nella forma di pay for success e sperimentando schemi finanziari nuovi; deve valutare.

Un ruolo della PA, quindi, che abiliti le capacità di far nascere nuove realtà civiche sui territori: «Per la PA la via è abbastanza definita – sostiene Zandonai -, anche da un punto di vista normativo; il tema è sostenere attraverso pressioni gentili il protagonismo di cittadini e di persone che si attivano, mettendo a disposizione delle risorse e competenze, spazi».

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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