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Edison Efficienza Energetica

Comunità energetiche in Italia: a che punto siamo?

10 Settembre 2021

 

Nuovi modelli di generazione e consumo dell’energia si stanno sviluppando ogni giorno, e in futuro potranno ricoprire un ruolo sempre maggiore nell’accelerazione del processo di transizione energetica : stiamo parlando delle Energy Communities da fonti rinnovabili e dell’autoconsumo collettivo.

Comunità energetiche rinnovabili: partecipazione e collaborazione per un futuro sostenibile

Si tratta di vere e proprie sperimentazioni di decentramento della produzione energetica, in cui singoli individui, aziende e istituzioni collaborano per un futuro di consumi (ed emissioni) ridotti e ottimizzati, grazie allo sviluppo e all’installazione di tecnologie che non soltanto garantiscono autonomia energetica locale, ma concorrono alla transizione energetica.

Le tecnologie impiegate nelle comunità energetiche e nei progetti di autoconsumo concorrono inoltre al raggiungimento degli obiettivi sull’uso di rinnovabili. L’assessore all’Ambiente e Clima della Lombardia, Raffaele Cattaneo, in una recente intervista e in relazione alla comunicazione presentata in Giunta regionale sul tema delle comunità energetiche lombarde, stima che la creazione di 6000 energy communities basate sul fotovoltaico possa portare a un incremento della capacità annuale elettrica di 1.300 MW, pari al 29% dell’obiettivo fotovoltaico.

Potenziare l’autoconsumo porta benefici per la rete, e garantisce ritorni economici per il territorio in un’ottica non solo di riduzione delle emissioni e dei consumi — e quindi di denaro speso — ma anche dell’abbattimento di forme di povertà energetica, consentendo la compartecipazione dei cittadini facenti parte della comunità ai benefici anche economici del sistema.

Il decentramento della produzione energetica rende protagonisti delle scelte energetiche del proprio territorio tutti i cittadini che, da consumatori, diventano prosumer: continuano a consumare, ma lo fanno in maniera più consapevole, sono essi stessi partecipi del processo produttivo e di gestione dell’energia, sono incentivati a partecipare al dibattito pubblico e ad essere partecipi del processo decisionale. Inoltre, lo sviluppo di questi sistemi di produzione è ancor più interessante e partecipato perché queste entità creano nuovi posti di lavoro stimolando ulteriormente il mercato locale.
 
Fonti energetiche rinnovabili ed economia
 

Comunità energetiche in Italia il report Legambiente

Diventa quindi chiaro il perché sia urgente e necessario completare il quadro normativo che permetta lo sviluppo di forme di autoconsumo collettivo e di comunità energetiche. Nell’ordinamento europeo autoconsumo collettivo e comunità di energia rinnovabile sono stati introdotti dalla Direttiva UE 2018/2001, sulla promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili, nota come direttiva RED II (Renewable Energy Directive II), e da una successiva direttiva (Direttiva UE 2019/944).

In Italia la definizione di un quadro normativo e regolatorio di sistema è in corso.

Legambiente, nel suo rapporto chiamato Comunità Rinnovabili, permette di conoscere esperimenti in comunità energetiche e autoconsumo realizzati e in movimento. Sfogliando il rapporto la prima cosa che desta attenzione è la profonda decentralizzazione e il presidio quindi capillare, da Nord a Sud dell’Italia, Isole comprese, di progetti d’avanguardia. Ciascuno di questi si focalizza su una tecnologia adattandosi alla peculiarità del territorio e adottando modelli di business diversi, dove i protagonisti sono Istituzioni, Enti di ricerca e aziende fornitrici di servizi e tecnologie. Il rapporto distingue tra comunità energetiche dal punto di vista normativo ed esperienze di autoconsumo collettivo, che invece non rientrano nella definizione

 

Mappatura delle comunità energetiche ed autoconsumo

 

Molti degli esperimenti mappati nel rapporto di Legambiente sono ancora però in fase progettuale, segno dei nodi normativi ancora da risolvere che non spingono all’iniziativa individuale. Secondo il report “Autoconsumo collettivo e comunità di energia rinnovabile” del World Energy Council italiano vi sono ancora delle questioni aperte che devono essere affrontate dal legislatore, come le limitate opportunità di sviluppo di fonti di energia rinnovabile elettriche diverse dalla generazione fotovoltaica, stante il limite superiore di 200 kW per impianto, e il limitato spettro di azione delle comunità energetiche dal punto di vista di aggregazione di utenti, stante il vincolo di poter aggregare soltanto utenti connessi sotto la stessa cabina secondaria.

 

Sviluppo delle comunità energetiche ed autoconsumo

 

Un limite riguarda la partecipazione dei soggetti pubblici ed enti locali, che essendo dotati di regole di controllo della contabilità specifiche, soffrono della mancanza di modelli contrattuali che possano orientare e semplificare la costituzione di comunità energetiche o autoconsumi collettivi. Legambiente inoltre rileva come le ONG e gli Enti del Terzo settore rimangano totalmente esclusi dalle leggi in materia di comunità energetiche, in quanto non previsti dalla direttiva europea, “ma che come tutti gli altri soggetti devono avere gli stessi diritti da prosumer di cittadini, imprese ed enti locali”.

Le comunità energetiche nei paesi europei

A livello legislativo, un report del Joint Research Centre sulle energy community di undici paesi europei nota infatti come, sul lungo periodo, sia opportuno trovare modelli di business in grado di attirare finanziamenti sufficienti, dato che i meccanismi di remunerazione basati sul mercato, come le aste, possono porre alcune restrizioni alle comunità energetiche a causa delle loro dimensioni e risorse ridotte.

 

Presenza delle comunità energetiche in Italia ed Europa

 

Proviamo a vedere la situazione legislativa in altri paesi.

In Germania ad esempio sono considerate “compagnie energetiche cittadine” quelle aggregazioni per la produzione di energia costituite da almeno dieci persone fisiche aventi diritto di voto, in cui almeno il 51 per cento dei diritti di voto nel consiglio di amministrazione è detenuto da persone fisiche con residenza permanente nel distretto amministrativo della sede del progetto. In Danimarca la partecipazione dei cittadini a progetti energetici è garantita per legge: le aziende che realizzano progetti eolici ad esempio devono offrire il 20% delle quote di proprietà dell’impianto ai cittadini che abitano nelle vicinanze, fino ad arrivare al 50% se l’abitazione rientra nel raggio di 4.5 km. Le legge olandese prevede invece la possibilità di gestire una microrete locale per le famiglie di un’area, e ottenere un’esenzione dall’obbligo della licenza di fornitura di energia elettrica ai piccoli consumatori, grazie all’applicazione di tariffe speciali, valide solo se il progetto è realizzato da una cooperativa o da un’associazione.

Possiamo vedere come i diversi paesi adottino legislazioni specifiche, sorrette però da un sistema di incentivi in grado di permettere a cittadini e cooperative di realizzare comunità energetiche sfruttando facilitazioni e un meccanismo di partecipazione trasparente. Secondo i ricercatori del JRC per ottenere una partecipazione maggiore occorre semplificare le procedure per la realizzazione, inserendo nei criteri di gara incentivi per la comunità locale. Le autorità locali sono infatti nella migliore posizione per sostenere progetti di questo tipo, come si è detto ad esempio mettendo a disposizione quote di proprietà di progetti di energia rinnovabile per i cittadini; solo l’uso di regole chiare, semplici e trasparenti potrà aiutare le amministrazioni locali a promuovere l’autoconsumo e le comunità energetiche.

 

Comunità energetiche
 

Articolo a cura di DataTalk per Edison Servizi Energetici e Ambientali