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Edison Efficienza Energetica

Il materiale che fa la differenza

13 Settembre 2019

Durante le fasi di progettazione o ristrutturazione di un edificio residenziale, la scelta dei materiali più adatti al soddisfacimento dei requisiti di prestazione energetica ricopre un ruolo determinante. Solo opportune soluzioni tecniche e costruttive possono infatti garantire un’elevata efficienza energetica del sistema edificio-impianto e con essa comfort termico, acustico e utilizzo sostenibile dell’energia necessaria allo svolgimento delle attività all’interno di qualsiasi complesso edilizio.

Lo studio delle soluzioni tecnologiche disponibili sul mercato per realizzare chiusure verticali opache e trasparenti di un edificio, che consentano di ridurre notevolmente le dispersioni termiche dell’involucro edilizio, sia che si tratti di fabbricati di nuova costruzione o di opere di riqualificazione energetica, deve tenere in considerazione le caratteristiche climatiche dell’area geografica del progetto, il rapporto tra la superficie disperdente e il volume del corpo di fabbrica, gli obblighi derivanti dalla legge, le norme dei regolamenti urbanistici locali e gli eventuali vincoli di natura paesaggistica e ambientale, nonché, anche se non obbligatorio, l’impronta in termini di “energia grigia” di ciascun materiale che verrà impiegato nella costruzione.

Attualmente, i materiali più usati per la costruzione di case in Italia sono il mattone (elemento base della muratura portante), il calcestruzzo armato, il legno e l’acciaio, usati soprattutto in strutture miste. Essi presentano diversi vantaggi e svantaggi dal punto di vista energetico. Il mattone (o laterizio) viene spesso usato nella costruzione a umido, ed è pertanto soggetto a problemi legati all’umidità del luogo, mentre il calcestruzzo armato ha dalla sua parte l’elevata massa termica, e la “stabilità termica” a esso correlata, capace di offrire condizioni climatiche più favorevoli all’interno dell’edificio. Legno e acciaio sono entrambi materiali in grado di offrire un ottimo isolamento termico, ma presentano peculiarità specifiche nella fase di progettazione o nella manutenzione.

L’uso di questi materiali è legato però anche alle logiche del mercato edilizio, che storicamente hanno premiato sempre la costruzione di nuovi edifici piuttosto che la ri-progettazione. Tuttavia il trend sta cambiando negli ultimi anni: secondo uno studio del CRESME (Centro Ricerche Economiche, Sociologiche e di Mercato nell’Edilizia) dal 2006 al 2013, il peso dell’attività di manutenzione e recupero del patrimonio esistente sul totale del valore della produzione è cresciuto di più dell’11%, in netto contrasto con il calo dell’attività di costruzione, complice la riduzione degli investimenti per le nuove costruzioni.

 

Valore produzione investimenti in costruzione e interventi di recupero in Italia

 

Vi è quindi un’importante dinamica, entrata prepotentemente in gioco negli ultimi anni e che ha contribuito a rivoluzionare il settore dei materiali edilizi: la riqualificazione del patrimonio abitativo legata all’energy technology e all’efficientamento energetico, con le nuove normative sulla limitazione di emissioni inquinanti a fare da sfondo.

Nel 2013 la spesa per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente (compresi quelli di efficientamento energetico), ammontava a 115,1 miliardi di euro, pari al 66,4% dell’intero mercato delle costruzioni. Aggiungendo 7,5 miliardi di euro degli investimenti in fonti energetiche rinnovabili, trainati soprattutto dal comparto fotovoltaico, si supera il 70% del valore delle costruzioni.

L’efficienza energetica del patrimonio immobiliare esistente è il punto cardine nel percorso di riqualificazione edilizia.

In Italia circa il 20% dell’energia viene consumato per la climatizzazione degli edifici residenziali, tra riscaldamento invernale e raffrescamento estivo. L’utilizzo di modelli di progettazione e modellazione energetica all’avanguardia (BIM e BEMS), o interventi successivi di isolamento termico, sostituzione degli infissi, riqualificazione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, possono intervenire nel processo di ri-progettazione sul quadro di efficienza energetica laddove l’uso di materiali non adatti è stato fatto nel corso della fase di costruzione.

 

Materiali costruttivi edifici e efficienza energetica

 

Una strategia basata sull’efficienza energetica deve quindi passare per l’analisi e lo studio della composizione materiale del patrimonio abitativo italiano. Come abbiamo visto si tratta per la maggior parte di case costruite molto tempo fa, che presentano quindi caratteristiche peculiari distribuite in maniera uniforme tra le diverse regioni.

La composizione costruttiva degli edifici italiani si presenta più che mai eterogenea su tutto il territorio italiano. Utilizzando i dati del censimento Istat 2011 relativo agli edifici possiamo avere un quadro generale dei materiali utilizzati nelle costruzioni.

A livello comunale è facile trovare esempi di paesi costruiti totalmente in un unico materiale. È il caso di Badia Pavese, 365 abitanti di sole case in muratura portante, o Codrongianos, in provincia di Sassari. Cinisello Balsamo, nella periferia milanese, invece risulta costruito per quasi il 98% in calcestruzzo armato. Dosso del Liro e Stazzona, entrambi in provincia di Como e distanti solo 11 chilometri, sono gli unici due comuni in Italia a essere costruiti interamente con materiali diversi dalla muratura portante o dal calcestruzzo armato.

La situazione a livello regionale si presenta tuttavia abbastanza lineare, senza differenze sostanziali tra le diverse regioni italiane o rispetto alla media italiana. La muratura portante rappresenta il metodo preferito di costruzione usato dalle abitazioni italiane, con una media del 57%, contro il 29% del calcestruzzo armato e il 13% composto da materiali diversi.

 

Percentuale per regione di edifici costruiti in diversi materiali

 

Le regioni che vedono una percentuale maggiore di edifici costruiti in muratura portante sono il Molise, la Sardegna e la Toscana, con percentuali che viaggiano sul 70% (in coda vi sono Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Sicilia, con il 50%). Nel caso della muratura portante non appaiono differenze sostanziali tra le regioni del Nord e quello del Sud.

Per quanto riguarda gli edifici costruiti con il calcestruzzo, il podio è composto da Sicilia (40%), Calabria e Campania (entrambe sul 36%), la fine della classifica è occupata da Umbria (21%), Veneto (20%) e Sardegna (14%). Materiali diversi risultano invece prevalentemente utilizzati in Friuli-Venezia Giulia (25%), Valle d’Aosta (24%), valori entrambi superiori all’uso del calcestruzzo armato,  e Trentino Alto-Adige (18%).

La situazione per provincia è invece più variegata. Per quanto riguarda la muratura portante nella Top 20 troviamo molte province toscane e sarde, ma con qualche outsider come Rieti, con quasi l’80% di edifici realizzati in muratura portante, mentre il Lazio si ferma solo al 55%.

 

Province con alta percentuale edifici in muratura portante

 

Nel caso del calcestruzzo armato, dominano le province delle grandi città urbane, ormai considerate come città metropolitane: Milano (con Monza e Brianza), Palermo, Napoli, Roma e Torino. Qui nessun infiltrato, dato che non figura nessuna provincia delle regioni con una percentuale più bassa di edifici in calcestruzzo (Veneto, Umbria e Sardegna).

 

Province con alta percentuale edifici in calcestruzzo armato

 

Più curiosa è invece la classifica delle province con percentuale di edifici costruiti in maniera diversa dal calcestruzzo armato e dalla muratura portante: ad eccezione delle province sarde di Ogliastra, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Cagliari tutte le altre province appartengono a regioni del Nord. È facile immaginare come vi siano ragioni strettamente climatiche (es. L’uso del legno nelle abitazioni di montagna).

 

Province con alta percentuale edifici in materiali diversi

 

Data la situazione eterogenea del territorio, è difficile prevedere strategie che possano valere su base nazionale. Per questo è fondamentale un approccio sempre più locale, mirato alla specificità edilizia e climatica. Proprio iniziative di partenariato tra settore pubblico locale e privato possono gettare le basi per azioni mirate sul territorio, che tengano conto delle specificità di ogni comune.

Significa sviluppare una strategia capace di puntare a segmenti del patrimonio edilizio più deboli dal punto di vista energetico. Significa convincere i decisori locali e le realtà private a intessere iniziative territoriali in maniera sinergica in nome di uno sviluppo condiviso rivolto all’efficienza e all’ambiente.

Dei punti di riferimento vengono dal quadro normativo che, soprattutto a livello europeo, appare ormai consolidato. La direttiva principale è la 2018/844/UE, che raccoglie gli elementi delle precedenti direttive, la 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e la 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

La direttiva incoraggia i membri dell’Unione finalizzati alla decarbonizzazione del parco immobiliare, prevedendo il ricorso di strategie di ristrutturazione a lungo termine grazie a un accesso paritario a finanziamenti legati all’edilizia sociale e alla povertà energetica. Viene inoltre introdotto un indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza, ossia la capacità di migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni complessive.

Articolo a cura di DataTalk.



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