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Edison Efficienza Energetica

Energie sociali, rigenerazione urbana, metamorfosi delle città.
Il ruolo della grande impresa

Le città stanno subendo una metamorfosi e gli spazi che ne fanno parte vengono influenzati dall’evoluzione della società e del lavoro. Un processo di rigenerazione urbana al quale le imprese devono contribuire attivamente creando valore sociale

La domanda degli spazi e i loro modi di uso stanno diversificando la città del futuro. Un processo in continuo divenire, capace di generare nuove economie dalla progettualità sociale che emerge attorno al riuso di spazi e immobili pubblici. Le città globali sono in continua trasformazione: gli spazi che erano stati immaginati e creati solo pochi anni fa sono stati investiti dall’evoluzione della società, del lavoro, dalle richieste che sempre più spesso sono arrivate dal basso. Richieste e azioni dirette, in un meccanismo di riappropriazione dello spazio pubblico che, da fenomeno spontaneo, ha vissuto un percorso di maturazione con i diversi attori di natura pubblica o privata.

rigenerazione urbana e città del futuro

A misura d’uomo

Oggi i luoghi sono stati sostituiti dalle relazioni: le città sono le popolazioni in transito, i cityuser, i pendolari, i turisti; flussi globali, in cui la funzione che ricoprono le reti ha ormai molto più valore nella costruzione degli spazi di quanta la abbiano avuti i luoghi.
 «Nella città dell’ultimo secolo c’è stato un mutamento degli spazi monofunzionali – spiega a PrimoPiano Gabriele Pasqui, Direttore del Dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico di Milano –. Gli spazi monofunzionali erano costruiti secondo una rigida separazione fra ciò che era per le imprese, per i servizi, l’abitare e il tempo libero. I mutamenti sociali e del lavoro hanno cambiato ogni cosa e una delle implicazioni è stata una grande frammentazione. Per questo diciamo che esistono una serie di spazi, pubblici e privati, che vanno ripensati e riorganizzati e che gli attori di questo cambiamento possono essere imprese, soggetti privati o del settore pubblico, o ancora le più diverse forme di autorganizzazione che trovano negli spazi nuove pratiche di utilizzo dello spazio urbano».

I cittadini si riprendono gli spazi

Il geografo britannico Mike Raco ci racconta che nei posti caratterizzati dalla iper-diversità è molto importante favorire la proliferazione di encounters, di luoghi che possano generare l’incontro fra diversi.
In questo contesto è interessante osservare i comportamenti degli attori della rigenerazione urbana o del mutamento degli spazi: persone che affermano di volersi riprendere lo spazio aperto, i giardini, le piazze. Fra la fine degli Anni 90 e i primi del 2000, mentre in Italia si discuteva di come i cittadini potessero prendere parte a un processo partecipato, ma subordinato al governo dall’amministrazione pubblica, negli Usa si diffondeva il Guerrilla Gardening come pratica per riconquistare lotti pubblici di Manhattan. Le persone si riprendevano spazi pubblici e li destinavano a giardino. Una novità che ha portato a immaginare nuovi utilizzi, una rigenerazione, per spazi fino ad allora confinati nella monofunzionalità. La Pubblica amministrazione è riuscita a sperimentare con successo alcuni progetti: la possibilità di trasformare gli edifici scolastici, nel pomeriggio, in un luogo di aggregazione e incontro; lo stesso lavoro che si sta compiendo su diverse realtà della rete bibliotecaria italiana. Un caso su tutti, quello del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord Ovest (CSBNO), un’associazione che si occupa dei servizi bibliotecari e culturali integrati per i 32 comuni che vanno dall’asse del Sempione fino a Sesto San Giovanni.
«Contribuiamo alla programmazione delle amministrazioni comunali nelle pianificazioni culturali e socio-culturali – spiega il presidente Fabio Degani –. Lavoriamo su 62 biblioteche, di cui 58 di pubblica lettura e 4 scolastiche, e da ultimo abbiamo inaugurato anche la gestione di un servizio di secondo welfare per le aziende». La biblioteca cessa di essere “solo” tale e diventa un luogo di costruzione di reti sociali.

Impresa… collettiva

La partecipazione dell’impresa ha trovato ampi spazi in questa rivoluzione. «Il ruolo dell’impresa – afferma Gabriele Pasqui – può essere molto importante. A Milano, per esempio, molti fra i luoghi più significativi nei quali creatività e innovazione sociale si esprimono avevano un’origine industriale, erano legati all’insediamento di una grande impresa. Oggi, la grande impresa potrebbe essere interessata ad affermare la propria immagine e a dare un contributo alla produzione di valore sociale, promuovendo la creazione di spazi per la comunità. Nelle grandi città l’incontro con le energie sociali può essere relativamente facile: a Milano l’attivismo dal basso è molto forte. Questo approccio mi pare più problematico nelle aree interne, là dove la società locale è più debole o meno attiva. Ma proprio per questo potrebbe essere interessante lavorarci: la riattivazione di impianti di produzione dismessi nelle valli alpine, ad esempio, potrebbe essere un dispositivo per incontrare e mobilitare risorse locali e generare processi di sviluppo e coesione».

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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