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Edison Efficienza Energetica

Energy manager: una professione in crescita e sempre più importante

6 Novembre 2020

 

Con l’articolo n. 19 della legge 10/1991 viene introdotta nell’ordinamento italiano la figura del “Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, obbligatorio per legge nei soggetti operanti nei settori industriale, civile, terziario e dei trasporti che hanno avuto un consumo di energia maggiore di 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio all’anno (1.000 tonnellate è invece il limite per tutti gli altri settori).

I compiti del cosiddetto energy manager riguardano la ricerca di ogni possibile soluzione per promuovere in azienda un’ottimizzazione dei consumi attraverso l’analisi e il monitoraggio delle risorse energetiche. Gli energy manager di solito sono dipendenti dell’azienda stessa – soprattutto nel caso di grandi imprese – o consulenti esterni. L’energy manager si pone quindi come figura intermedia tra la direzione e la struttura operativa, consulente nei piani di investimento aziendali e dotato di un bagaglio tecnico adatto a capire e proporre soluzioni di efficienza energetica.

Per legge la nomina degli energy manager deve essere inoltrata alla Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’energia Elettrica (FIRE), che gestisce le nomine su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo gli ultimi dati raccolti nel Rapporto sugli energy manager in Italia prodotto dalla FIRE, il numero degli energy manager in Italia è in costante aumento (+8% negli ultimi cinque anni), anche da parte dei cosiddetti soggetti non obbligati (sotto il limite di consumo energetico stabilito dalla legge 10/1991).

 

Andamento delle nomine

 

Il lavoro dell’Energy Manager

Per capire l’impatto del lavoro degli energy manager è opportuno ragionare in termini di “energia gestita”, che viene calcolata diversamente rispetto ai consumi effettivi della singola azienda. Secondo la FIRE “L’energia considerata nella nomina dell’energy manager […] contempla tutta l’energia che in qualsiasi modo viene gestita dal soggetto. Per esempio, un proprietario di un impianto fotovoltaico o di un cogeneratore dovrà conteggiare l’energia generata dall’impianto anche nel caso in cui essa venga ceduta alla rete e non autoconsumata, oltre ovviamente a tutti gli altri consumi a lui imputabili.” Calcolandola in questa modo, la fetta maggioritaria dell’energia gestita fa riferimento al comparto industriale (il più energivoro), a seguire i trasporti e il terziario.

 

La gestione dell’energia per settore

 

All’atto della nomina del responsabile della gestione energetica i soggetti sono obbligati anche a comunicare l’energia gestita dall’organizzazione differenziata nei vari vettori energetici. I dati raccolti da FIRE in questo ambito mostrano come alcuni combustibili siano usati in larga parte solo in determinati settori: gasolio, olio combustibile e GNL nei trasporti, pellet e biogas nel settore agricolo. Tenendo in considerazione i dati comunicati dai soggetti che hanno espresso delle nomine, la quantità di energia gestita è sbilanciata nella dicotomia italiana Nord-Sud: il Nord ha un valore di circa 52 Mtep, mentre il Sud e le Isole si attestano a 8 Mtep (il Centro registra circa 18 Mtep).

 

Percentuale di gestione dell’energia

 

Il rapporto FIRE e le differenze di settore

Una delle differenze più profonde tra i vari settori presi in considerazione dal rapporto FIRE riguarda i tassi di inadempienza alla normativa delle organizzazioni. Se il settore industriale, soprattutto quello cartario e chimico, più della metà del totale di energia è gestita da energy manager, lo stesso non si può dire per il settore dei trasporti e quello della pubblica amministrazione. Il settore dei trasporti risente, ad esempio, della numerosità di piccoli soggetti che vi operano, in special modo nel trasporto terrestre.

Diverso è il discorso per la pubblica amministrazione. Solo il 5% dei Comuni sopra i 10.000 abitanti, potenzialmente obbligati ad avere un energy manager, lo ha comunicato alla FIRE, un compito invece portato a termine da due soli ministeri su tredici e da poco meno della metà delle città metropolitane italiane.

 

Nomine della PA e soggetti obbligati

 

Ci sono quindi ampi margini di miglioramento in alcuni settori per quanto riguarda il monitoraggio energetico e la riduzione degli sprechi. È opportuno che ogni soggetto che consuma quantità di energia rilevanti si chieda dove e come poter intervenire per impattare in maniera consona con il suo bilancio energetico sui consumi del paese. Una riduzione dei consumi non ha benefici esclusivamente di tipo energetico: un intervento alla catena di produzione può ad esempio ridurre i rischi di esercizio e aumentare allo stesso tempo la produttività e la sicurezza di un impianto, così come la riqualificazione di un edificio porta con sé un aumento di valore e del livello di comfort della struttura. Questi – ed altri interventi –  necessitano di competenze e know-how specifico e trasversale, proprio quello garantito da un energy manager, magari affiancato da un servizio di consulenza che si avvalga degli strumenti digitali di ultima generazione per il monitoraggio energetico.

 

Miglioramento dell’efficienza energetica

 

Articolo a cura di DataTalk per Edison Servizi Energetici e Ambientali