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Housing sociale: qualità e accessibilità dell’abitare

29 Luglio 2019

Bisogni emergenti e nuovi servizi: nella città del futuro, che si aggiorna quotidianamente, si creano reti informali che esprimono necessità e creano l’offerta di nuovi servizi destinati alla comunità.

Il caso dell’abitare sociale, social housing, è di tutta evidenza: da un lato, la domanda di casa sociale (leggi accessibile) è sempre più complessa, evidenzia un bisogno in termini di alloggi, ma anche di supporto alla persona e alla qualità dell’abitare. Questa necessità è espressa da un pubblico sempre più ampio e diversificato – giovani, studenti e lavoratori fuori sede, famiglie monoparentali, migranti etc. Dall’altro lato, l’offerta – il più delle volte – non si limita a mettere a disposizione una casa a prezzi calmierati, ma lavora, con intensità e modalità differenti, all’attivazione di forme di collaborazione tra abitanti, al sostegno della fragilità sociale, alla proposta di nuovi servizi per la comunità. Grazie all’attivazione di un nuovo sistema di attori privati che ha iniziato a popolare il campo delle politiche abitative, si sperimentano e nascono così soluzioni innovative con approcci inediti, proponendo modelli differenti dai più tradizionali e rigidi messi in campo dall’attore pubblico.

Housing Sociale: cenni di cambiamento

Siamo all’interno di quello che viene denominato “welfare di comunità”, con esperienze molto eterogenee, che oscillano dalla semplice aggregazione della domanda a vere e proprie forme di mutuo aiuto, fino a modelli di collaborazione attiva. Queste pratiche determinano un cambiamento nel rapporto tra destinatari delle politiche sociali, decisori politici e fornitori di servizi.

Dar Casa: da cooperativa di abitanti a ruolo di gestore della socialità nei contesti abitativi

Dar casa è una cooperativa di abitanti, fondata nel 1991, nata con l’obiettivo di rispondere all’esigenza dei cittadini migranti di aver un’abitazione nella città di Milano, ma che negli ultimi anni, complice anche la crisi economici, ha visto coinvolti soprattutto cittadini italiani.

Dar Casa ha scelto di operare non solo sull’offerta di case a prezzi calmierati, ma anche sul tema della gestione sociale, offrendo servizi in grado di rispondere alle esigenze specifiche legate all’abitare e percorsi di inserimento per i soci nel quartiere e nelle relazioni con il vicinato.

In altre parole, per mettere gli abitanti in relazione con il quartiere e con la rete di associazioni della zona, per sviluppare nuovi progetti e servizi, oltre che per creare opportunità di coesione, inclusione e socialità nei territori.

La cooperativa non realizza in proprio gli immobili per poi offrirli ai propri soci, ma ristruttura e rimette a nuovo patrimonio pubblico inutilizzato. In questo modo riesce, in poco tempo, con risorse limitate e senza nuovo consumo di suolo a mettere a disposizione immobili per i propri soci rispondendo alle loro esigenze.

«Negli anni – racconta Sara Travaglini, presidente di Dar Casa – abbiamo anche promosso alcuni progetti di nuova costruzione, ma sempre all’interno di programmi di intervento più ampi, ad esempio contratti di quartiere. Per iscriversi alla cooperativa non ci sono requisiti se non limiti di reddito e non essere proprietari di un alloggio: cerchiamo di praticare la filosofia della porta aperta, senza fare alcun tipo di selezione».

Cenni di cambiamento

Cenni di Cambiamento, promosso dal Fondo Immobiliare di Lombardia, gestito da Investire SGR con l’advisoring tecnico sociale di Fondazione Housing Sociale e dato in gestione a Dar Casa, è il caso di social housing più noto in Lombardia.

«Solitamente nei nostri interventi, oltre alle case, ci sono anche spazi comuni, che sono il cuore della nostra attività – spiega la presidente di Dar Casa -. Si tratta di cortili, ma anche di sale che vengono gestiti in collaborazione con gli abitanti: proponiamo percorsi di co-progettazione per definire la modalità di gestione, le regole di utilizzo e i tipi di attività che verranno poi svolte al loro interno, cercando di lavorare su responsabilizzazione e garantire l’accesso a tutti e una maggiore equità nell’utilizzo degli spazi». All’interno degli spazi di Cenni, si trovano, oltre più di 100 alloggi, numerosi servizi locali e commerciali, ma anche Cascina Torretta gestita da Mare Culturale Urbano che è diventato un polo attrattivo importante della città di Milano dal punto di vista di offerta culturale. Un mix di funzioni e categorie di abitanti con un alto grado di sperimentalità.

Housing Sociale: Cascina Torretta e Mare Culturale Urbano

Abitare giovanile: ospitalità solidale e Foyer

Uno dei temi di intervento degli ultimi anni di Dar casa è quello dell’abitare giovanile. Due le storie esemplari: Ospitalità Solidale, promosso dal comune di Milano, sono alloggi e spazi comuni in due aree di edilizia popolare. Il progetto consiste nella concessione di monolocali a giovani che in cambio offrono il loro tempo alla comunità. I giovani hanno una serie di spazi a disposizione, dove realizzano alcuni servizi come una scuola di italiano per le mamme straniere, il doposcuola per i bambini, il Recup (che raccoglie avanzi dai mercati rionali per redistribuirli alle persone in difficoltà), un orto condiviso, ma anche momenti di pura socialità. Dar Casa, insieme ai partner di progetto Arci e Comunità Progetto, in questo caso, lavora sulla messa in rete con le altre realtà del territorio, promuovendo uno scambio attivo con i ragazzi che diventano attori del loro contesto abitativo.

Un altro progetto è il Foyer di via Cenni, in cui la cooperativa gestisce grandi appartamenti che vengono condivisi e destinati ai giovani. Anche in questo caso si tratta di un abitare a costi accessibili, ma improntato sulla collaborazione, la messa in comune delle risorse e la co-progettazione di iniziative.

Il ruolo del pubblico

Molti degli interventi gestiti da Dar Casa sono situati in contesti di edilizia pubblica. La chiave di una sinergia costruttiva sta nella parola ‘collaborazione’: il pubblico svolge la parte di governo e di disegno, realtà come la cooperativa lo affianca con l’innovazione e la capacità di mettere in moto risorse.

«L’esigenza di avere qualcosa in più di un tetto – conclude Sara Travaglini – l’abbiamo vista moltissimo nella fascia di popolazione più giovane ed emerge molto dalla precarietà e dai percorsi di vita. Escono dal periodo della formazione e si trovano in un mondo del lavoro che non è in grado di garantire una stabilità. Nasce quindi l’esigenza di avere, almeno nel contesto abitativo stabilità e tranquillità, anche se di solito per un tempo limitato. Quando abbiamo fatto le selezioni, tantissime persone ci riportavano che la cosa che li aveva attirati non era soltanto l’affitto accessibile, ma l’idea di trovarsi in un progetto sociale già costituito in cui c’erano altri ragazzi come loro. È sicuramente un elemento che nella nostra società ed in particolare in tutti i grandi centri, non è così scontato per tutti».

 

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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