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Edison Efficienza Energetica

Il DL Rilancio e il nuovo super-bonus

22 Maggio 2020

 

Con l’ingresso del Paese nella agognata fase 2 gli sforzi del Governo e l’attenzione di buona parte dell’opinione pubblica si sono concentrati, nel giro di poche settimane, dalla gestione dell’emergenza sanitaria alla ricerca di misure volte a sostenere il tessuto economico del paese, messo a dura prova dalle misure di lockdown e distanziamento introdotte negli ultimi due mesi.

La risposta era attesa con il “Decreto Aprile”, arrivato invero a destinazione solo a maggio inoltrato al punto di suggerirne la ridefinizione con la meno compromettente, almeno in termini temporali, denominazione di “Decreto Rilancio”: un documento, composto da 250 Articoli e – nelle parole del Premier – equivalente a due manovre finanziarie, nel quale trovano spazio misure per il sostegno economico alle famiglie, alle imprese, al sistema sanitario e molto altro (incluso misure sui Certificati Bianchi e sulle bollette).

Oltre all’entità del supporto, c’era molta curiosità anche sulla destinazione e – in particolare – sul tipo di attenzione che sarebbe prestata agli strumenti green nel nuovo e inatteso contesto di forte crisi: come a dire, la decarbonizzazione andrà avanti lo stesso e sarà anzi uno dei cardini su cui impostare la ripartenza o, vista la scarsità di risorse a disposizione, la priorità dovrà andare verso politiche “classiche” di sostegno diretto alla sanità e all’occupazione?

Se a livello europeo tutte le dichiarazioni puntano verso un “rinascimento verde”, è ancora presto per dire se l’Italia abbia già sciolto il nodo gordiano: tuttavia, a giudicare dall’attenzione che è stata posta al tema efficienza e mobilità dolce, i primi indizi rivelano che il nostro Governo intenda allinearsi alla posizione europea.

Infatti, diversamente da quanto avvenuto per il suo fratello minore (DL Cura Italia – o “Decreto Marzo”), il Decreto Rilancio contiene un’importante allocazione di risorse agli interventi di efficienza energetica, individuati come una delle leve principali – se non per spingere sulla decarbonizzazione – quantomeno per sostenere l’intero comparto edilizio.

Il riferimento va, ovviamente, al cosiddetto “Superbonus” con il quale si incrementa – transitoriamente e per alcuni interventi – il livello delle detrazioni al 110% fino a tutto il 2021. L’incentivo, inutile sottolinearlo, è generosissimo, essendo tuttavia limitato ad alcune classi di intervento ben definite: l’isolamento termico degli edifici (fino a 60.000 euro per ogni unità immobiliare) e la sostituzione degli impianti di riscaldamento con caldaie a condensazione (solo nei condomini e rigorosamente di classe A), pompe di calore o impianti di microcogenerazione, con un limite di 30.000 euro per ciascuna unità immobiliare. L’accesso a queste misure è comunque limitato alle persone fisiche – sono escluse le seconde case – e ai condomini. Ricordiamo inoltre che tutti gli interventi di efficienza devono rispettare alcuni requisiti minimi e devono assicurare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio a meno che non si raggiunga la classe energetica più alta, come dimostrabile mediante l’attestato di prestazione energetica. A questi interventi si aggiungono quelli volti al miglioramento della vulnerabilità sismica degli edifici (zona sismica 4 esclusa).

 

Superbonus 110% Efficienza energetica

 

Il decreto Rilancio però non si ferma qui: a condizione che vengano combinati con almeno uno degli interventi di efficientamento precedentemente citati, sarà possibile beneficiare dell’aliquota al 110% anche per l’installazione di impianti fotovoltaici – e sistemi di accumulo combinati – nonché impianti di microgenerazione, oltre a tutti gli altri interventi rientranti nel perimetro dell’ecobonus nella sua versione “originaria”: a tal proposito, l’installazione di impianti fotovoltaici su edifici può accedere alle detrazioni per un massimo di 48.000 € (per un costo unitario comunque non superiore a 2.400 €/kW o in alcuni casi di 1.600 €/kW). Come accennato la detrazione è riconosciuta anche per l’installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati alle stesse condizioni (costo non superiore a 1.000 €/kWh). Come è lecito attendersi, la detrazione non è cumulabile con altri incentivi pubblici e altre forme di agevolazione come ad esempio lo scambio sul posto, e l’energia non autoconsumata dovrà essere ceduta al GSE. Non ci sarà dunque la possibilità – paventata dalle primissime indiscrezioni sul provvedimento – di installare un impianto fotovoltaico “gratis” su ogni tetto d’Italia; questa opportunità sarà infatti riservata solo a chi abbinerà l’installazione con gli interventi di efficientamento energetico già citati.

A rendere ancora più attrattiva la misura, arriva anche la reintroduzione (con potenziamento) della cessione del credito fiscale derivante da Ecobonus e Sismabonus (ne avevamo parlato qui: link al vecchio pezzo) a fronte di uno sconto da parte del fornitore – fattispecie estesa anche agli altri interventi previsti dal bonus facciate e dal Casabonus (ristrutturazioni edilizie). Vale la pena ricordare che questo strumento, introdotto con il DL Crescita nel 2019, era stato oggetto di polemiche che ne hanno portato alla successiva eliminazione (ad eccezione degli importi superiori 200.000 €) in quanto ritenuto distorsivo del mercato, a vantaggio di grandi aziende dotate di una capienza contributiva superiore rispetto a PMI non sempre in grado di assorbire il credito d’imposta in cinque anni. L’emergenza sembra aver portato a un ripensamento, con il Decreto Rilancio, che – oltre a reintrodurre la cessione del credito, allarga il perimetro dei cessionari anche agli istituti di credito e agli intermediari finanziari.

Complesso? Probabilmente – ecco perché un esempio può forse aiutare a districarsi nei meandri della nuova norma. Immaginiamo di essere un privato cittadino con l’intenzione di sostituire nella propria prima casa la sua vecchia caldaia a gas con una pompa di calore: una volta verificata la fattibilità tecnica della soluzione nonché il possesso dei requisiti per ottenere il nuovo superbonus, l’intervento viene affidato ad una piccola ESCo. La società in questione, inoltre, ci propone di installare contestualmente un impianto fotovoltaico da 6kW. La ESCO ci accorda uno sconto in fattura del 100% del valore della sua prestazione (in pratica non stiamo pagando nè la pompa di calore nè l’impianto fotovoltaico) in cambio della cessione del credito fiscale, pari al 110% dell’importo dei lavori, che la ESCo potrà sfruttare in 5 anni. Supponiamo ora che la stessa ESCo abbia già fatto altri 10 interventi simili e, quindi, non sia in grado di assorbire altri crediti con il fisco; a questo punto la società ha la facoltà di cedere ulteriormente il nostro credito d’imposta ad un terzo soggetto, anche ad una banca o altro istituto di credito (da cui si presume possa essere ottenuta liquidità in cambio della contro-cessione del credito).

Sul fatto che lo strumento possa produrre un impatto significativo in termini di risultati – e dunque sulla sua efficacia – sembrano esserci pochi dubbi. La possibilità di effettuare un intervento a valori prossimi allo zero non ha precedenti nella storia recente e difficilmente – nonostante le note difficoltà connesse alle dinamiche delle assemblee di condomino, all’attesa dei decreti attuativi che stentano ad arrivare, ai requisiti ambientali per la pubblica amministrazione, etc. – riusciranno a far desistere tanti consumatori (e, a cascata, i fornitori) dall’approfittare di questa opportunità: rara avis, in tempi di crisi come quelli che si prospettano e già viviamo. Forse qualche dubbio si pone invece sul fronte efficienza, con molti osservatori che ipotizzano la possibilità di un costo abnorme per lo Stato (tacendo dei rischi sovra-fatturazione), a fronte di una effettiva spinta alla decarbonizzazione tutto sommato contenuta. Nel mirino delle critiche, ovviamente, l’entità del bonus, già popolarissimo al suo livello originario e dunque forse suscettibile di un incremento più contenuto rispetto al 110%: per dirla con Shakespeare, too much of a good thing?
 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali.