youtube instagram envelop mail4 google-plus google facebook twitter linkedin printer

Edison Efficienza Energetica

Qual è lo stato dell’ambiente in Italia?

23 Luglio 2020

 

Dal rapporto 2019 dell’ISPRA emergono luci e ombre, ma i traguardi fissati per il 2030 e il 2050 sono ancora raggiungibili.

L’obiettivo è non tornare più indietro. Se c’è una cosa che suo malgrado il Covid-19 ci ha insegnato è quanto potremmo fare, con impegno, per migliorare la qualità dell’aria delle nostre città. Le immagini del satellite Copernicus Sentil-5P dell’ESA, registrate a marzo durante il lockdown, hanno fatto il giro del mondo documentando una riduzione tra il 40% e il 50% del biossido di azoto sulla Pianura Padana ed evidenziando una correlazione evidente con la contrazione forzata delle attività economiche e soprattutto con il crollo del traffico.

 

Qualità dell’aria in Italia durante il lockdown

       Qualità dell’aria in Italia durante il lockdown, fonte: ESA

 
E se dal lockdown è derivato un miglioramento delle condizioni ambientali, ma con un costo sociale altissimo, la sfida oggi è far sì che tali condizioni non siano transitorie, ma socialmente sostenibili, ricevendo in questo un nuovo e ambizioso impulso dalla Commissione europea grazie anche all’European Green Deal. Come farlo? Quali gli ambiti prioritari su cui intervenire?

Un quadro aggiornato sullo stato di salute del nostro Paese ce lo ha fornito l’Annuario dei dati ambientali 2019 dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione la ricerca ambientale). Il rapporto è stato presentato a inizio giugno in videoconferenza con il premier Conte e il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Nella stessa occasione è stato presentato anche il Soer 2020 (State of the Environment Report), un’approfondita analisi dello stato ambientale dell’Europa, pubblicata ogni cinque anni dall’Agenzia europea per l’Ambiente.

 

Annuario dei dati ambientali in Italia 2019

     Infografica, fonte: ISPRA, Annuario dei dati ambientali 2019 

 

I gas serra sono in calo, ma il traguardo Ue è ancora lontano

Per trasformare l’Unione in un’economia a basse emissioni di carbonio, occorre raggiungere entro il 2020 gli obiettivi sul clima e l’energia con la riduzione entro il 2050 delle emissioni dei gas serra dell’80-95% rispetto ai livelli del 1990. Cosa accade in Italia? Diminuiscono del 17,2% le emissioni di gas serra nel medio periodo (1990-2018). Nel primo trimestre di quest’anno, si stima per il 2020 una riduzione, a causa del lockdown, dei gas serra del 5,5% a fronte di una variazione congiunturale del Pil pari a -4,7 %. Nel 2018 la diminuzione era stata dello 0,9%, rispetto all’anno precedente e per il 2019 la tendenza è di una riduzione del 2% rispetto al 2018. Una delle direzioni su cui agire, come evidenziano i dati del lockdown è la realizzazione di una mobilità sostenibile, a zero emissioni.

 

Siamo tra i primi in economia circolare

In relazione all’obiettivo europeo di trasformare l’economia in senso circolare e sostenibile, sappiamo che questo si intreccia fortemente con le attività di produzione e consumo. Ciò significa, dunque, creare sistemi di produzione che favoriscano la diminuzione delle quantità di rifiuti o che aumentino l’efficienza riducendo le materie prime utilizzate.
Rispetto all’Europa, l’Italia cresce molto di più nell’uso circolare dei materiali: è il terzo Paese per la cosiddetta ‘produttività delle risorse’, indice che descrive il rapporto tra il Pil e la quantità di materiali utilizzati dal sistema socio-economico (CMI – consumo di materiale interno). Per i rifiuti urbani si stima per il 2019 una produzione pari a quella del 2018, mentre gli scenari al 2020 individuano un calo in linea con la diminuzione del Pil pari al 4,7%. In Italia, la quota di energia da fonti rinnovabili è pari al 18,3% rispetto al consumo finale lordo, valore superiore all’obiettivo del 17% da raggiungere entro il 2020. Prossimo obiettivo da raggiungere è i 32% entro il 2030.

 

Le temperature si alzano più che altrove, la biodiversità è a rischio

Il bacino del Mediterraneo e la nostra Penisola sono tra le regioni europee più vulnerabili agli effetti dell’emergenza climatica, come dimostra uno dei dati più interessanti dell’intero rapporto: con un +1,71°C, l’aumento delle temperature medie in Italia è superiore a quello registrato nel resto del mondo, dove si attesta a +0,98°C rispetto alla media climatologica nel periodo 1961-1990. Una delle conseguenze è il pericolo che corrono la flora e la fauna, tra le più ricche e varie d’Europa e oggi minacciate dall’introduzione di specie che si adattano e prosperano grazie ai mutamenti del clima. A mettere in pericolo questa ricca biodiversità è inoltre il consumo del suolo. A provocarlo sono frane, alluvioni, contaminazione e compattazione del suolo stesso, a loro volta dovute ad attività economiche, cambiamenti climatici, pratiche agricole scorrette e concentrazione della popolazione nelle aree costiere più densamente urbanizzate. Questi rischi sottolineano l’importanza di piani regolatori aggiornati e che tengano conto dell’impatto dell’emergenza climatica sul Territorio.

Sul sito dell’Ispra è possibile approfondire e scaricare l’Annuario dei dati ambientali 2019.