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Edison Efficienza Energetica

Il nuovo DM Certificati Bianchi: un mercato forse ribilanciato, certamente ridimensionato

14 Giugno 2021

 

Il 1° giugno 2021 è entrato in vigore il nuovo DM che regola il meccanismo di incentivazione dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE), o Certificati Bianchi. Il testo è stato approvato negli scorsi giorni dopo essere stato diffuso in forma di bozza nel corso degli ultimi mesi, con la versione finale che tuttavia non si discosta eccessivamente dalla bozza filtrata dal MiTE nelle settimane passate.

In termini generali, la sensazione che lascia il nuovo Decreto è quella di un ridimensionamento del meccanismo. Gli elementi che infatti saltano maggiormente all’occhio sono la consistente riduzione della domanda (ossia degli obiettivi dei soggetti ad obbligo) e la parallela introduzione di un meccanismo di incentivazione alternativo (le aste), ancorchè in forma “sperimentale” e in termini piuttosto vaghi.

Partendo dal nuovo livello di domanda, il DM introduce i nuovi target per il quadriennio 2021-2024, spostandoli su valori decisamente inferiori rispetto a quelli del quadriennio precedente (2017-2020). Rispetto ai 24,2 mln TEE originariamente previsti per il periodo 2017-2020 (rivisti a 19,9 con il ribasso per l’anno 2020 previsto dal DM), il nuovo DM assegna infatti solo 7,45 mln TEE per il quadriennio 2021-2024 (riduzione del 69% rispetto ai vecchi obiettivi) – inoltre viene ridotta fortemente anche la domanda per l’anno d’obbligo 2020, anche per tenere conto degli effetti della pandemia e della riduzione del periodo d’obbligo. Da un lato tale riduzione sembra rispondere al basso livello di offerta di TEE registrato negli ultimi anni nel meccanismo, cercando una sorta di ribilanciamento del mercato.

Dall’altro, tuttavia, si prefigura una nuova (e ridotta) dimensione del mercato, in cui i nuovi target si allineano ai modesti obiettivi di penetrazione indicati per l’efficienza energetica nel settore industriale già riportati all’interno del PNIEC.

La sollevazione del settore, che lamentava obiettivi troppo bassi e dunque chiedeva una loro revisione al rialzo, ha prodotto pochi frutti: la versione finale del provvedimento rivede in effetti target pubblicati nello schema di DM, ma con un incremento modesto (0,5 mln TEE) per il quadriennio 2021-2024.

Viene poi introdotto un sistema di aste al ribasso, parallelo rispetto al meccanismo dei TEE: non è ancora chiaro come queste procedure funzioneranno, ma è ragionevole attendersi che una serie di progetti (da definire nel dettaglio) potranno iscriversi a delle procedure per ottenere l’accesso a degli incentivi commisurati al risparmio di energia che produrranno. L’entità dell’incentivo dipenderà – sulla scorta di quanto già accade per le rinnovabili – dall’offerta che l’operatore presenterà in asta, che assumerà la forma di una riduzione su un valore di partenza (base d’asta, anch’essa da definire – come tutti gli altri dettagli del meccanismo – in un apposito decreto del MiTE da emanare entro il 31 dicembre 2021). I risparmi rendicontati tramite asta non concorreranno, tuttavia, al raggiungimento degli obiettivi quantitativi nazionali del meccanismo TEE. Si tratta quindi di un sistema complementare e non aggiuntivo rispetto alla modalità classica di ottenimento dei TEE.

Viene poi prevista una serie di misure ulteriori, quali: (i) la possibilità ad enti ed imprese di partecipare al meccanismo proponendo progetti in forma aggregata; (ii) la cumulabilità dei TEE con il credito d’imposta (l’accesso al credito comporta una riduzione del 50% dei titoli riconosciuti); (iii) la revisione della soglia minima di TEE necessaria per poter accedere all’acquisto di TEE “virtuali”, che passa dal 30% al 20% dell’obbligo minimo per l’anno in corso; (iv) l’introduzione di un floor price, fissato a 10 €, per l’acquisto dei TEE virtuali e, soprattutto, (v) un aggiustamento della governance del meccanismo, con alcune modifiche dell’iter di approvazione del GSE che nelle speranze degli estensori dovrebbero comportare un aumento dell’offerta (come possibile conseguenza di un tasso di approvazione dei progetti più elevato).

 

 

Quale sarà dunque l’impatto sul mercato dei Certificati Bianchi?

Effettuare previsioni su un mercato così illiquido e con un elevatissimo livello di regolazione è sempre un azzardo: certamente il nuovo e ridotto livello di domanda allontana la prospettiva di esplosione dei prezzi che alcuni già prefiguravano osservando i primi scambi su livelli di prezzo prossimi a 300 €/TEE.

Improbabile però che il mercato viri rapidamente dal corto attuale (eccesso di domanda) al lungo (eccesso di offerta), dal momento che la riduzione di domanda sarà compensata, almeno nei prossimi 2 anni, dal “trascinamento” degli obblighi non soddisfatti negli anni precedenti (il 40% dell’obbligo di ciascun anno può essere soddisfatto entro i due anni successivi), nonché – probabilmente – dalla volontà dei soggetti ad obbligo di riscattare i titoli virtuali comprati negli scorsi anni (il meccanismo dei titoli “virtuali” comporta un costo per l’operatore di circa 10 €/TEE, che può essere rimborsato da ARERA solo in caso di un acquisto di titoli “reali” in uguale quantità negli anni successivi in aggiunta ai titoli necessari per raggiungere l’obbligo minimo annuale): si tratta di 2 elementi che, almeno sul breve termine, potranno sostenere il livello della domanda e di conseguenza i prezzi. A sostegno di tale tesi, bisogna inoltre considerare che, parallelamente alla domanda, anche l’offerta avvertirà una sensibile riduzione (dovuta all’uscita dal meccanismo dei progetti già esistenti) che difficilmente verrà compensata da un pari incremento connesso alla semplificazione dell’iter GSE (difficile da quantificare).

Se dunque è presto per trarre conclusioni sull’andamento dei prezzi, si può già invece fare qualche prima considerazione sul meccanismo dei TEE: il fatto che sia stato necessario un taglio draconiano degli obiettivi per riequilibrare il mercato – peraltro con l’ennesimo intervento di regolazione – sembra testimoniare che il meccanismo non gode di ottima salute.

Purtroppo al ridimensionamento del meccanismo sembra corrispondere – nel testo del PNIEC – una riduzione delle aspettative di attivazione di efficienza energetica nel settore industriale, nonostante l’elevato potenziale che lo stesso PNIEC riconosce all’industria: un’incoerenza a cui c’è ancora tempo per porre rimedio, nella nuova versione del PNIEC che sarà approvata nelle prossime settimane.

 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali.