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Edison Efficienza Energetica

La nuova governance dell’energia

24 Marzo 2021

 

Lo scorso 12 febbraio, al momento della lettura della lista dei Ministri del nuovo Governo Draghi, un intero settore è balzato dalla sedia: il moto di stupore è derivato non tanto dai nomi letti dal Presidente, quanto invece dalla frase “Ministro dell’Ambiente, che assumerà la denominazione di Ministro per la Transizione Ecologica, assorbendo le competenze in materia energetica allo stato attribuite ad altri Ministeri e che presidierà il costituendo Comitato Interministeriale per il coordinamento delle attività concernenti la transizione ecologica: prof. Roberto Cingolani”.

La notizia, per il vero, arrivava inaspettata solo per chi non avesse seguito i resoconti delle giornate di consultazione – le parti sociali (e in particolare le associazioni ambientaliste) avevano già anticipato l’introduzione del nuovo Ministero: ciò non toglie che, in circa 30 secondi, si sia così cantato il de profundis dell’attuale governance del sistema energetico italiano, imperniata da oltre un secolo su Via Veneto (sede del Ministero dello Sviluppo Economico).

Come noto, infatti, gran parte delle responsabilità strategiche e operative connesse al settore dell’energia – riferibili agli idrocarburi come alle rinnovabili, alla generazione di energia come alla vendita, agli energivori come all’efficienza energetica – erano in capo al Ministero dello Sviluppo Economico, il dicastero al centro di ogni interlocuzione istituzionale per tutti i player di settore, con gli altri Ministeri, quali l’Ambiente, le Politiche Agricole e Forestali, i Trasporti, il MIBACT), che venivano chiamati in causa su specifici aspetti relativi a specifici provvedimenti (come nel caso delle biomasse per le Politiche Agricole e Forestali).

Una simile articolazione risentiva di quello che si può definire come l’approccio classico al mondo energy, che vedeva l’energia come uno degli elementi cardine per la competitività delle imprese e del sistema produttivo in generale – dunque enucleato all’interno del MiSE. Come noto nel corso degli

anni, la percezione della tematica energetica è radicalmente mutata, con l’energia che si pone oggi al centro – appunto – della transizione ecologica e in generale dell’intero processo di decarbonizzazione delle nostre economie.

Non stupisce quindi che, seguendo peraltro una strada già presa tra gli altri da Spagna e Francia, tutte le competenze relative al mondo dell’energia siano confluite in un unico Ministero frutto dell’evoluzione del Ministero dell’Ambiente, quasi come a testimoniare l’assoluta centralità che la tematica ambientale dovrà assumere anche nei processi di produzione e consumo di energia.

Se tali riflessioni erano già maturabili immediatamente dopo la nomina di Draghi, con il passare delle settimane sono emersi anche numerosi dettagli connessi al processo con il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE, una sigla con cui sarà necessario prendere confidenza) assumerà le sue nuove funzioni.

 

energia e governo

 

Il Decreto Legge con cui a fine febbraio è stato ufficializzato il nuovo assetto istituzionale infatti inizia a delineare una serie di elementi organizzativi, specificando ad esempio che il nuovo Ministero (che avrà sede in Via Cristoforo Colombo, attuale casa dell’Ambiente) sarà organizzato in 3 Dipartimenti, di cui uno – il Dipartimento per l’Energia e il Clima – assorbirà gran parte della struttura del MiSE oggi attiva sulle tematiche energetiche, e in particolare le direzioni per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica (oggi diretta da Sara Romano) e quella per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari (guidata oggi da Gilberto Dialuce).

Si è inoltre chiarito che il MiTE si occuperà, coerentemente con quanto annunciato da Draghi, di tutta la tematica energetica: se non ci sono mai stati dubbi sul fatto che materie come le rinnovabili e l’efficienza energetica sarebbero transitate nel nuovo Ministero, in un primo momento si era accennato alla possibilità che aree tematiche quali la vendita dell’energia (incluso lo spinoso dossier “Fine Tutela”) – essendo in linea teorica riconducibili al concetto di competitività delle imprese – sarebbero rimaste in capo al MiSE. Tale eventualità è stata smentita dal DL con cui, pur in attesa della sua conversione in Legge, si stabilisce il trasloco di tutte le competenze energetiche dal MiSE al MiTE.

Oltre che nella definizione di tutte le nuove misure per il settore, il MiTE giocherà un ruolo di fondamentale importanza anche nella redazione della versione definitiva del PNRR (Piano Nazionale di Recupero e Resilienza), con cui si dettaglieranno a Bruxelles le riforme a cui potranno essere destinati gli ingentissimi fondi resi disponibili nell’ambito del Next Generation EU (anche noto come Recovery Plan): anche date le risorse in campo (oltre 200 miliardi di euro tra grant e prestiti) si tratta di un dossier di elevatissimo valore strategico – uno dei più importanti nella storia recente – per il quale è stata prevista la creazione di un’apposita entità, il Comitato Interministeriale Transizione Ecologica (CiTE).

All’interno del Comitato, che sarà presieduto dal premier (o, in sua assenza, dal capo MiTE Cingolani), troveranno assise tutti i dicasteri che, più o meno direttamente, dovranno essere protagonisti del processo di transizione e, pertanto, anche dell’indicazione delle priorità programmatiche del PNRR: oltre al MiTE, il Ministero dell’Economia, il Mise, il ri-denominato Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili, il Ministero delle Politiche agricole, quello del Lavoro e il Ministero del Sud – non anche quello della Cultura (presente invece in alcune bozze preliminari), un’assenza giudicata grave da molti osservatori tenuto conto del ruolo ostativo giocato dal Ministero nei procedimenti autorizzati di molte infrastrutture, incluse quelle per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Tornando al MiTE, oggi è difficile anticipare come si potrà muovere: il neo-ministro Cingolani, nonostante si tratti di un tecnico di alto profilo, è infatti relativamente nuovo al settore energia, cosa che rende difficile predirne i principali indirizzi strategici (se non uno genericamente riferibile a un forte impegno sul fronte della decarbonizzazione). In tal senso, le primissime dichiarazioni rilasciate sono state oggetto di vivisezione da parte di tutti gli osservatori del settore: traspare un approccio laico sul tema della decarbonizzazione, che dovrà – asseritamente – essere oggetto di una approfondita analisi con il fine di evitare di concentrare gli sforzi nell’adozione di soluzioni che già nel medio termine possano rivelarsi inefficienti. Gli indirizzi strategici del nuovo dicastero ci saranno dunque più chiari solo una volta che il ministro avrà affrontato i principali dossier aperti nel settore energia – dal pieno recepimento della Direttiva RED II e Mercati (quest’ultima già in ritardo) fino ad altre, in concerto con il Ministero dell’Economia, come la gestione futura dello strumento del “Superbonus”, passando per il DM sui TEE e i relativi obiettivi, sempre più urgente alla luce dell’attuale andamento del mercato.

In generale, il settore ha finora generalmente salutato con favore all’introduzione del MiTE, rimarcando l’opportunità di concentrare in unico spazio – caratterizzato da una forte cultura green – tutte le competenze connesse al processo di transizione energetiche, la speranza è che lo sforzo di analisi citato da Cingolani (nonché la riorganizzazione operativa del personale) trovi un non facile trade-off con l’urgenza con cui il settore energia – visti i numerosi dossier aperti sul tavolo – e il Paese intero attendono risposte e indirizzi.

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali.