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Edison Efficienza Energetica

L’importanza degli open data pubblici nella società contemporanea

13 Gennaio 2021

 

La nostra società è invasa da un’inimmaginabile mole di dati, di tutti i tipi, provenienti da fonti molto differenti tra loro. Il progresso informatico e tecnologico ha permesso non solo di produrre un gran numero di dati, ma anche di raccoglierli, analizzarli e ri-utilizzarli secondo differenti modalità e obiettivi.

“Dall’alba della civiltà al 2003, abbiamo creato solamente cinque exabyte di informazioni: ora ne stiamo creando la stessa quantità ogni due giorni.” – Hal Varian, capo economista di Google.

Imparare ad utilizzare i dati per creare valore aggiunto è uno dei bisogni più attuali per muovere strategie di sviluppi, siano essi di proprietà o competenza pubblica, siano di provenienza privata.

Anche Edison ha iniziato ad investire sulla data analysis: la sua presenza nel tessuto industriale da oltre 130 anni e il suo recente ingresso nel mondo dei Servizi energetici per le pubbliche amministrazioni e per la pianificazione di territori e smart city le ha permesso non soltanto di avere accesso ad un patrimonio infinitamente interessante di dati, ma di intraprendere un percorso di analisi e custodia di interessanti data set.

Ma entriamo nel merito del dato in ambito pubblico. Esistono tantissimi dataset aperti messi a disposizione in maniera gratuita dalla pubblica amministrazione, da enti di ricerca e da associazioni. Si tratta dei cosiddetti dati aperti o open data, dati liberamente accessibili a tutti caratterizzati da licenze completamente o parzialmente aperte.

Secondo la ricerca di Rufus Pollock, uno dei pionieri del movimento Open Data, un dato risulta open qualora sia a) libero nel suo utilizzo b) libero di essere riutilizzato c) libero di essere redistribuito (limitato al massimo da licenze come quella Creative Commons che prevedono diverse condizioni di utilizzo del dato).

L’apertura di un dato può quindi riferirsi all’uso, il riuso, la redistribuzione o la modifica del dato, ma sarà limitato in ogni azione dal tipo di licenza prevista per il singolo dato o data set dall’organizzazione che l’ha rilasciato. Un’ulteriore definizione dell’open data “ideale” è stata tracciata nel progetto Open Definition, che tiene conto di molteplici aspetti connessi alla vita del dato, oppure da Tim-Berners-Lee, il creatore del World Wide Web che invece preferisce parlare di 5-star Open Data, riferendosi a più livelli di “rilascio” degli open data in diversi formati, progressivamente più machine readable e connessi tra loro.

 

Schema di distribuzione 5 star open data

 

La rivoluzione dei big data va infatti oltre la semplice disponibilità di grandi quantità di dati e coinvolge anche le cosiddette “networked data infrastructures”, definite dal professor Rob Kitchin come infrastrutture composte da persone e reti in grado di promuovere la condivisione di dati, ma anche soprattutto la cultura open data.

Il movimento Open Data interessa in modo particolare tutti quei soggetti che producono grandi quantità di dati, ma per la natura non commerciale e collettiva interessa di più soggetti come la pubblica amministrazione.

L’Open Government è infatti un modo di intendere l’esercizio del potere politico e amministrativo sulla base di decisioni, modelli e metodologie trasparenti nei confronti dei cittadini, con un’attiva collaborazione degli stessi alla discussione e al controllo. La trasparenza della PA si esplica non solo nella condivisione dei processi decisionali, ma anche delle informazioni a disposizione, da rilasciare ai cittadini nella forma di dati aperti fruibili da chiunque lo desideri.

Il Governo Italiano ha aderito all’Open Government Partnership, un accordo tra governi mondiali con lo scopo di promuovere il concetto di open government, responsabilizzare i cittadini e sfruttare le nuove tecnologie per rafforzare la governance e combattere la corruzione. In coerenza con questa partecipazione, l’Agenzia Digitale per l’Italia (AGID) è il centro di competenza nazionale sul tema dati di tipo aperto, e cura il sito dati.gov.it, il catalogo nazionale.

I dati messi a disposizione dalla PA possono quindi essere utilizzati da cittadini, da giornalisti e ricercatori come base di partenza per analisi e studi scientifici, e in generale per aumentare la consapevolezza delle informazioni gestite dall’apparato pubblico. La produzione di valore aggiunto è uno degli effetti collaterali della trasparenza: attraverso un sistema di licenze aperte chiunque può utilizzare i dati messi a disposizione, a patto di rispettare le condizioni di utilizzo.

 

Open data ed Efficienza Energetica: lo studio su Torino

Un valore aggiunto che può essere creato anche da aziende private: Edison, in collaborazione con EIFER e il Politecnico di Torino, ha infatti deciso di valorizzare gli open data rilasciati dal comune di Torino, in particolare le certificazioni energetiche degli edifici e catasti impianti. Scopo della ricerca, documentata negli atti dello Scientific Meeting 2020 della Società Statistica Italiana (si vedano pp. 183-188), è capire come gli open data sul consumo energetico degli edifici possono essere sfruttati per progettare e valutare le politiche di riqualificazione urbana.

Il dato della certificazione energetica degli edifici è stato analizzato e ripulito da eventuali errori relativi alla localizzazione geografica dei fabbricati, quindi è stato integrato su City Platform, una piattaforma il cui scopo principale è supportare i decisori urbani nella progettazione, valutazione e confronto di diverse strategie, attraverso la modellazione 3D di un centro abitato e la simulazione di diversi scenari di sviluppo.

In questo caso l’analisi si è concentrata sul centro storico di Torino valutando eventuali miglioramenti del patrimonio edilizio urbano sulla base della riduzione dei consumi energetici, dei costi e delle emissioni di CO2, della diminuzione dei costi di gestione e della creazione di impatti positivi sull’economia locale.

 

Modellazione 3D di Torino

 

In particolare sono stati esaminati tre scenari di riqualificazione del patrimonio immobiliare residenziale della zona di interesse. Il primo prevede l’installazione di sistemi per l’ottimizzazione dei consumi energetici e la riqualificazione energetica (involucro e impianti) degli edifici con caldaie a gasolio. Nel secondo e nel terzo scenario, più ambiziosi sono riqualificati anche edifici con impianti a gas.

In un’ottica di lungo periodo (interventi integrati su circa 600 edifici in 10 anni), lo scenario di riqualificazione più ambizioso permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 e di altre sostanze di oltre il 50%, e di generare ore lavoro corrispondenti a più di 1.000 equivalenti a tempo pieno (ETP).

Studi di questo genere testimoniano l’enorme potenziale degli open data, associati a strumenti efficaci di modellizzazione territoriale e di pianificazione energetica. L’analisi effettuata su Torino può essere infatti replicata su altri centri urbani, anche di diverse dimensioni, e customizzata su misura sulla base di diversi obiettivi dei decisori pubblici: dalla riduzione delle emissioni all’ottimizzazione della mobilità, dalla gestione della povertà energetica fino alla strategia di autosufficienza energetica di un Territorio, con la pianificazione e implementazione di una comunità energetica.

Il valore aggiunto dei dati, rilasciati pubblicamente e in maniera trasparente, può costituire quindi un ulteriore vantaggio per il decisore pubblico. L’utilizzo di un tool di pianificazione territoriale come City Platform ha inoltre la capacità di costruire un canale privilegiato di comunicazione con i cittadini, fondamentale per una progettualità partecipativa e condivisa. La sintesi tra dati energetici e modellazione 3D del territorio è in grado di tradurre visivamente informazioni altrimenti difficilmente interpretabili.

Articolo a cura di DataTalk per Edison Servizi Energetici e Ambientali