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Edison Efficienza Energetica

Ospedali: tanti consumi e tanta efficienza potenziale

27 Gennaio 2020

 

Secondo gli ultimi dati rilasciati da Terna, il gestore della rete per la trasmissione dell’energia elettrica, tra il 2017 e il 2018 il nostro paese ha avuto una crescita dei consumi elettrici dello 0,5%, passando da 301880,5 a 303443 GWh.

 

Questa crescita tuttavia ha interessato solamente alcuni settori produttivi: se il settore dell’agricoltura registra infatti una flessione del -2,5% e quello dei consumi domestici cala del -0,5%, gli unici che vedono aumentare i propri consumi sono quello industriale (+0,7%) e il terziario (+1,1%).

 

Proprio il terziario è il settore produttivo interessato dalla dinamicità maggiore: secondo i dati Terna dal 2000 al 2016 è passato dal 23% al 35% dei consumi totali, e secondo quanto delineato nel documento Scenari della domanda elettrica in Italia 2016-2026 i consumi nel terziario sono destinati a divenire preponderanti nel medio termine dopo aver sorpassato a fine anni 90 il settore domestico.

 

Secondo l’ultimo Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica rilasciato dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), il settore terziario è però quello più indietro per quanto riguarda gli obiettivi di risparmio energetico per il 2020 previsti dal Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica del 2017.

 

Risparmi energetici conseguiti per settore

 

Abbiamo già visto alcune delle strutture più energivore del settore terziario, come i ristoranti e gli hotel, ma una fetta consistente del consumo energetico viene dagli ospedali e dalle strutture di cura, e una grande percentuale di queste è caratterizzata da impianti inefficienti

 

La cura dei malati e i servizi ospedalieri comportano infatti una richiesta di energia non solo di grande entità, ma che si mantenga costante anche nel tempo. La varietà nei consumi è influenzata da una serie di fattori quali la collocazione geografica dell’ospedale, i valori di efficienza energetica della struttura e, in non ultima misura, dalla tipologia dei servizi offerti.

 

Secondo l’ENEA infatti gli ospedali hanno delle peculiarità importanti che riflettono la loro specificità energetica:

 

La tipologia di queste strutture infatti è molto variegata, presentando caratteristiche tipiche di diverse tipologie di “consumatori energetici”: dal settore immobiliare/alberghiero (con la degenza), al settore della generazione e trasformazione di energia (con le grandi centrali di cogenerazione/trigenerazione), a quello della ricerca (con centri universitari e di ricerca), a quello sportivo (con centri di riabilitazione). Fonte: Rapporto Annuale Efficienza Energetica, ENEA.

 

L’energia viene utilizzata nei diversi ambienti sotto forma di energia termica, frigorifera ed elettrica. In primo luogo c’è da soddisfare il riscaldamento o il raffreddamento degli ambienti, così come le operazioni di sterilizzazione, disinfezione e raffreddamento di macchinari speciali. Tenendo in considerazione questa differenziazione nei consumi energetici, è possibile tracciare diversi profili relativi a diverse aree delle strutture ospedaliere.

 

Riqualificazione energetica edifici ospedalieri

 

Le prime in ordine di consumi sono le zone che hanno alti valori di ricambio dell’aria, e prendono il nome di zone ad alta densità di cura. Ne fanno parte ad esempio i reparti di terapia intensiva e i blocchi operatori, e hanno i consumi energetici maggiori a causa delle dimensioni degli impianti di raffreddamento/riscaldamento installati. Nella classifica dei consumi seguono le diagnostiche da laboratorio, le quali presentano un elevato numero di apparecchiature biomediche dalla forte richiesta di energia, sia nell’alimentazione che nella dissipazione termica.

 

Vi sono poi zone dalle esigenze diverse, come le degenze e gli ambulatori, dove la maggior parte dei consumi è legata al mantenimento di un livello di temperatura e illuminazione adeguate, vista la mancanza di un numero particolare di apparecchiature biomediche.

 

Stante questa complessità di strutture ed esigenze, gli ospedali stanno prestando sempre più attenzione ai propri consumi energetici. Secondo le cifre diffuse durante il Forum Sistema Salute, la conversione degli ospedali italiani verso le energie rinnovabili potrebbe essere un forte impatto sulla transizione energetica italiana, oltre a una forte leva per investimenti e cantieri, in grado di garantire anche un impatto positivo sia sull’ambiente che sui cittadini. Per questo un ruolo sempre maggiore nella lotta per l’efficienza energetica viene assunto dalla figura dell’Energy Manager. La normativa vigente prevede che tutti i soggetti consumatori di energia pubblici siano obbligati a nominare un Energy Manager nel caso abbiano registrato un consumo annuale superiore alle 1000 tonnellate di petrolio equivalente, pari a 11.625 MWh di energia primaria.

 

La Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (FIRE) ha sottoposto gli energy manager nel settore sanitario a un questionario che vagliasse la dimensione e la potenza degli impianti energetici degli ospedali. Dai dati emerge come più della metà delle strutture censite non facesse uso di fonti di energia rinnovabili (o non avessero neanche intenzione di installarle in previsione).

 

Sondaggio sulle fonti di energia rinnovabili negli ospedali

 

Il censimento dell’ENEA riguardante le strutture sanitarie italiane evidenzia come seppure i complessi ospedalieri appartenenti al Sistema Sanitario Nazionale non sono un numero particolarmente elevato (18% delle strutture), il loro fabbisogno energetico copra il 30% dei consumi complessivi analizzati.

 

Distribuzione delle diagnosi energetiche e relativi consumi energetici

 

Secondo Sergio La Mura, docente di Progettazione di Impianti Energetici negli edifici al Politecnico di Milano: “La spesa energetica del settore sanitario italiano rappresenta valori ingenti in termici energetici e conseguentemente economici. Il consumo specifico di energia in ospedale è, infatti, superiore di circa tre volte quello per uso abitativo.”

 

C’è ancora molto margine di manovra quindi per migliorare l’efficienza energetica negli ospedali.

 

Riqualificare energeticamente un edificio ospedaliero può significare:

 

  • ottimizzarne i consumi energetici senza mettere a rischio la continuità dell’assistenza sanitaria, grazie ad impianti di cogenerazione ad alto rendimento o impianti a fonti rinnovabili;
  • intervenire sulla coibentazione dell’involucro degli edifici, con l’isolamento di pareti e coperture, la sostituzione infissi, l’installazione di schermature solari;
  • migliorare la qualità dell’illuminazione, installando corpi illuminanti più efficienti, ma anche ripensandone l’impostazione a fini terapeutici e migliorandola con tecnologie di building automation.

 

La soluzione ottimale per raggiungere buoni risultati di efficienza è intervenire con un mix di questi interventi sulla base di una diagnosi energetica.

 

Articolo a cura di DataTalk.


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