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Edison Efficienza Energetica

Prestazione energetica edifici: le novità dal recepimento della Direttiva

6 Luglio 2020

 

Quando si parla di efficienza energetica il pensiero va subito agli interventi di sostituzione degli impianti di riscaldamento – tipicamente vecchie caldaie a gas o addirittura a gasolio – con nuove soluzioni tecnologiche, una su tutte le pompe di calore (magari accoppiate a impianti fotovoltaici, utili per coprire parte del fabbisogno elettrico incrementale). Tali azioni presuppongono, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di vettori energetici più puliti e contribuiscono dunque alla riduzione delle emissioni di CO2 ed altri inquinanti in atmosfera, ma difficilmente da sole comportano una sostanziale diminuzione dei consumi energetici. Uno degli elementi fondanti dell’efficienza energetica – come si deduce dalla stessa denominazione – risiede nella riduzione dei consumi, che si può tradurre nell’ottimizzazione della gestione dell’energia (comparto industriale) e nel miglioramento della prestazione energetica degli edifici (ambito residenziale). Quest’ultima voce consiste in una pluralità di interventi, che comprendono l’involucro della struttura, i serramenti, i materiali di costruzione e, infine, gli impianti utilizzati per il riscaldamento/raffrescamento; è in questo settore, in particolare, che si possono ottenere buoni risultati in termini di riduzione dei consumi energetici, fondamentali nella roadmap di decarbonizzazione del nostro Paese.

Se sul lato dello sviluppo di impianti a fonti rinnovabili siamo tra i primi in Europa, dal punto di vista delle prestazioni energetiche degli edifici l’Italia è ancora molto indietro: il 74% degli edifici residenziali è stato infatti costruito prima del 1980 (quando non esistevano prescrizioni particolarmente attente all’efficienza energetica per la realizzazione di nuove costruzioni) mentre, secondo l’ISTAT, il 17% ha uno stato di conservazione mediocre o addirittura pessimo. Questi numeri parlano da soli e mostrano un parco edilizio datato e realizzato con tecniche di costruzione ormai ampiamente superate, con conseguenze negative sulle performance energetiche. Con l’introduzione delle detrazioni fiscali – principale volano degli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici si è cercato di fornire un primo impulso alla riqualificazione degli immobili, ottenendo risultati non trascurabili: nel periodo 2014-2018 si sono infatti conseguiti risparmi energetici dell’ordine dei 1,567 Mtep (casabonus + ecobonus); tuttavia, è necessario fare molto più, soprattutto se si vogliono rispettare le sfidanti traiettorie sulla riduzione dei consumi previste dal piano clima energia.

Come spesso accade quando si parla di energia, un netto impulso è arrivato a livello europeo: il 10 giugno l’esecutivo ha infatti varato il Dlgs n° 40, che recepisce la Direttiva Europea del 2018 sulla prestazione energetica degli edifici. La ratio della norma è quella di favorire il miglioramento delle performance energetiche negli edifici di nuova costruzione o in caso di ristrutturazione di quelli esistenti: rispetto a quanto già previsto dal D.lgs 192 del 2015 (che recepiva le versioni precedenti della direttiva), sono state introdotte nuove prescrizioni da rispettare nella realizzazione di nuovi edifici e nelle ristrutturazioni.

 

prestazione energetica edifici

 

Le novità più interessanti riguardano l’obbligo di definire una strategia di riqualificazione degli edifici a lungo termine (2050) da inserire nel Piano Energia e Clima (PNIEC) – individuando risorse finanziarie anche per estendere le agevolazioni fiscali nei casi in cui i lavori siano realizzati e finanziati da ESCo – che preveda un tasso di ristrutturazione annuo pari al 3% e l’avvio di un processo di mappatura statistica sullo stato del patrimonio edilizio. Inoltre, viene introdotta la promozione di interventi volti all’istallazione di dispositivi di domotica, con particolare riferimento al controllo della temperatura interna nei singoli vani delle abitazioni. In aggiunta, sono state modificate alcune norme inerenti all’attestazione della prestazione energetica degli edifici (APE, con il passaggio delle responsabilità sulle sanzioni alle Regioni e la modifica dei percorsi formativi necessari per qualificarsi come certificatori energetici) ed è stato introdotto il principio per il quale i regimi di supporto agli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili dovranno essere proporzionali ai risparmi energetici conseguibili.
La strategia di ammodernamento del parco edilizio è infatti uno dei punti cardine del piano “Green New Deal”, marchio di fabbrica della nuova commissione europea: con il renovation wave – strategia in fase di consultazione – la commissione intende fornire nuova linfa al rinnovamento degli edifici, puntando ad un tasso di riqualificazione pari all’1% annuo dell’intero parco edilizio europeo.

L’elemento di maggior interesse contenuto nella nuova norma è però l’ampio spazio che viene riservato alla mobilità elettrica, sotto forma di stimolo alla realizzazione di nuove colonnine di ricarica: a seconda delle caratteristiche degli edifici e del numero di parcheggi a disposizione, sarà infatti obbligatorio installare nuovi punti di ricarica nel caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni profonde. Il messaggio che emerge è chiaro e inequivocabile: la riqualificazione energetica degli edifici non solo sarà fondamentale per ridurre i consumi energetici, ma giocherà un ruolo di primo piano anche nel favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile, in particolare quella elettrica. Su questo aspetto, si è mossa in parallelo anche ARERA, per quanto naturalmente di sua competenza. Con il DCO 201/2020 l’Autorità ha infatti posto in consultazione i suoi primi orientamenti in termini di partecipazione dei veicoli elettrici al mercato del dispacciamento – il segmento del mercato elettrico gestito da Terna che si occupa dell’equilibrio immissione-prelievi sulla rete – che rappresenta un secondo tassello fondamentale per lo sviluppo della mobilità elettrica. Le auto elettriche infatti, nei momenti in cui vengono poste sotto carica, sono in grado – per il tramite delle colonnine di ricarica collegate all’infrastruttura di rete – di fornire preziosi servizi al TSO, grazie alle loro batterie: possono infatti accumulare o cedere energia elettrica a seconda delle necessità del momento, aiutando a mantenere il sistema elettrico in equilibrio (parità di energia prodotta e consumata in un dato istante). In estrema sintesi, il documento prevede che le auto elettriche possano partecipare attivamente alla fornitura di servizi ancillari all’interno del più ampio insieme delle UVAM (Unità virtuali abilitate miste), insieme che può comprendere altre tecnologie quali ad esempio impianti a fonti rinnovabili, accumuli e unità di consumo.

Appare quindi evidente come due delle direttrici principali sulle quali si basano le politiche di decarbonizzazione – efficienza energetica e mobilità elettrica – trovino un punto in comune nella riqualificazione energetica degli edifici; investire nel miglioramento delle performance energetiche del nostro parco immobiliare ed in tecnologie volte alla gestione intelligente dei consumi non è solo una buona pratica edilizia, ma è diventata una necessità impellente per rispettare gli obiettivi di contenimento delle emissioni con i quali ci siamo impegnati a livello europeo: il tempo ormai stringe.
 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali.