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Edison Efficienza Energetica

Prove tecniche di Energy Community per il sistema elettrico italiano

20 Marzo 2020

 

Poche tematiche, tra le tante di cui si discute nel sistema elettrico, sembrano avere un potere di comunicazione pari a quello delle Energy Community , le varie forme di autoconsumo collettivo inserite all’interno della Direttiva RED 2 e della Direttiva Mercati approvate dalla UE a inizio 2019.

 

Le Energy Community (EC) riescono infatti nella mirabile impresa di coagulare il consenso di categorie normalmente su posizioni opposte: piacciono ad ambientalisti, per il fatto che gli impianti di generazione saranno tipicamente alimentati a fonti rinnovabili; agli appassionati di tematiche sociali, per la forte connotazione di condivisione ed equità sociale data alle EC dall’Europa; agli anti-sistema, che vi vedono un modo per prendere le distanze da un sistema elettrico ritenuto iniquo e oligopolistico; ai sovranisti energetici, che potranno così “prodursi energia in casa loro”. Non stupisce dunque se sul tema si stia creando coesione anche a livello politico, con le tutte le principali forze politiche che hanno strizzato l’occhio, in varie dichiarazioni e momenti pubblici, a questa nuova forma di produzione/consumo dell’energia.

 

Questa coesione, almeno per ora, ha retto anche alla prova dei fatti: un emendamento alla Legge di Conversione del Decreto Milleproroghe 2019 ispirato dal senatore M5S Girotto (presidente della Commissione Industria del Senato), volto a introdurre un primo quadro sperimentale di Energy Community in Italia in attesa del pieno recepimento delle direttive, è stato approvato con il voto congiunto di tutte le principali forze politiche, dopo che in una prima fase era stato dichiarato inammissibile. Pertanto, da qualche giorno, le Energy Community hanno trovato una loro prima collocazione ufficiale all’interno del corpus normativo italiano.

 

In che modo e forma, dunque, sarà possibile realizzare le prime Energy Community in Italia, dopo l’approvazione di questa misura sperimentale?

 

Partiamo col dire che solo per alcuni soggetti sarà possibile: si tratta in particolare di privati, PMI, Pubblica Amministrazione – sono esclusi, almeno come membri in senso stretto della Community, i soggetti professionali dell’energia, per i quali sarà comunque ragionevolmente possibile ritagliarsi un ruolo in qualità di gestori. Tali soggetti, potranno associarsi (mediante la creazione di un’entità giuridica ad hoc) e condividere l’energia prodotta (ossia effettuare auto-consumo in forma collettiva) dai loro impianti, purchè nuovi, alimentati da rinnovabili e con una potenza massima di 200 kW: ciò potrà accadere entro un limite spaziale massimo corrispondente alle aree servite dalla stessa cabina secondaria – si tratta di aree che, pur nella difficoltà di effettuare una media puntuale, contengono tipicamente circa 50 – 80 utenti.

 

A differenza di quanto accade oggi per l’autoconsumo individuale (in cui l’energia non transita mai sulle reti pubbliche), nel nuovo modello l’energia condivisa non dovrà transitare su un collegamento privato ma si appoggerà sulle reti di distribuzione, rendendo di fatto l’autoconsumo di energia un fatto virtuale. Ciò nonostante, l’energia “virtualmente” autoconsumata potrà accedere a dei benefici economici che in ultima istanza saranno simili a quelli dell’autoconsumo fisico.

 

comunità energetiche sostenibili

 

Premesso che si potranno applicare le detrazioni fiscali già in vigore per gli impianti fotovoltaici residenziali , l’energia autoconsumata avrà infatti diritto all’esenzione su una parte degli oneri tariffari (tale quota sarà puntualmente definita dall’Autorità: sappiamo già che non si estenderà agli oneri di sistema): in aggiunta a tali esenzioni tariffarie, verrà previsto anche un incentivo esplicito, il cui ammontare verrà determinato entro 60 giorni dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Un esempio può aiutare a capire come funzionerà il modello: i condomini di tre palazzi e i negozianti di una stessa via potranno associarsi in una Energy Community, realizzando (o ragionevolmente, facendo realizzare) un impianto fotovoltaico sul tetto di uno degli edifici. Tutta l’energia prodotta dall’impianto contemporaneamente ai consumi dei membri della Community, sebbene fisicamente ceduta nella rete pubblica, verrà contabilizzata come autoconsumata. Pertanto, su tale quota di energia, le bollette dei membri della Comunità verranno alleggerite, oltre che della componente energia, di una parte degli oneri (non degli oneri di Sistema) e di un ulteriore valore – un vero e proprio incentivo esplicito – che verrà determinato nelle prossime settimane dal Ministero dello Sviluppo Economico. I membri, per il vero, continueranno a ricevere normalmente le bollette dai loro fornitori, ma otterranno un conguaglio annuo in cui tutti i benefici di cui sopra andranno a convergere.

 

Approvati i necessari atti dall’Autorità e dal MiSE, rispettivamente su oneri da esentare e incentivi da riconoscere, le Energy Community saranno pronte a partire in questa prima grande sperimentazione. Il meccanismo resterà in vigore almeno per un anno, ossia fino a 60 giorni dopo il recepimento delle direttive. Non è dunque scontato che la regolazione definitiva delle EC, che verrà appunto definita nell’ambito del recepimento delle direttive, rimanga la stessa rispetto a quella sperimentazione. Quel che è invece certo è che i prossimi mesi saranno un primo banco di prova per i modelli, da cui auspicabilmente si trarranno i necessari elementi di apprendimento per il futuro.

 

Articolo a cura di Elemens per Edison Servizi Energetici e Ambientali