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Edison Efficienza Energetica

Il rapporto GSE sui Certificati Bianchi: il mercato chiede più efficienza

Poche settimane fa, il GSE ha pubblicato il consueto rapporto sullo stato del mercato dei Titoli di Efficienza Energetica (TEE) – più noti come Certificati Bianchi.

Il documento, in linea con le passate edizioni, analizza le principali evidenze relative al meccanismo sotto diversi aspetti, fornendo un’ampia descrizione dell’evoluzione del contesto normativo, dello stato dell’offerta (principali interventi di efficientamento che hanno ottenuto l’accesso all’incentivo, tipologie di aziende più attive nella proposta degli interventi, settori maggiormente coinvolti dai progetti, risparmi energetici conseguiti) e, ultimo ma non per importanza, dell’andamento del prezzo dei titoli.

Come si potrà facilmente immaginare, i tre elementi sono fortemente connessi, con l’evoluzione del quadro normativo che – come vedremo – ha fortemente influenzato il livello dei prezzi e, in parte, il livello e la tipologia dell’offerta.

Proprio in relazione all’offerta, spiccano tre elementi centrali.

Il primo riguarda la forte contrazione del mercato: in termini assoluti, nel 2018 sono stati riconosciuti 3, 8 milioni di TEE– nel 2017 ne furono rilasciati circa 5,8 milioni, testimoniando una contrazione dell’offerta del 34%. Se si limita l’analisi solo ai titoli riconosciuti a nuovi progetti (cioè i nuovi interventi di efficientamento realizzati nel corso del 2018), il trend viene confermato e se possibile rafforzato (nel 2018 meno 50% sull’anno passato).

Aumenta invece – ed è questo il secondo elemento di attenzione – il numero di pratiche respinte dal GSE: se nel 2017 il tasso di respingimento sulle pratiche esaminate era nell’ordine del 30%, il valore sale nel 2018 al 41%: poco più di uno su due ce la fa.

Il terzo elemento riguarda infine i settori interessati dagli interventi, con la conferma dell’ormai definitivo sorpasso dell’industriale (58% dei titoli rilasciati – soprattutto interventi volti alla generazione e recupero di calore ai fini dei processi produttivi) sul civile (33%, soprattutto progetti relativi alla generazione di calore/raffrescamento per climatizzazione e acqua calda sanitaria ed a interventi sull’involucro edilizio).

Rapporto GSE 2019 sui certificati bianchi

È però dall’analisi dei prezzi che emergono gli spunti più interessanti: il prezzo medio degli scambi sulla piattaforma GME dedicata alla contrattazione dei TEE è risultato, sull’intero anno, pari a 303,6 €/TEE, con un aumento del 14% sul 2017.

Limitarsi però all’analisi della media annua non consente di cogliere le vere dinamiche viste nell’anno: infatti, guardando a ciascun semestre, si possono leggere due storie completamente differenti l’una dall’altra.

La prima, relativa ad inizio anno, vede prezzi estremamente elevati, che raggiungono a febbraio il livello record di 450 €/TEE, confermando la crescita esponenziale delle quotazioni degli ultimi anni, riconducibile in parte al numero sempre più contenuto di certificati rilasciati e in parte all’aumento del fabbisogno dei soggetti obbligati. Tali dinamiche sono però profondamente mutate a seguito della modifica del quadro normativo-regolatorio, intervenuta nel corso dell’anno con l’approvazione del cosiddetto Decreto correttivo sui TEE, con cui il Governo intendeva da un lato aumentare l’offerta di certificati e dall’altro ridurre l’offerta spalmando i volumi dei soggetti obbligati su due anni.

In poche settimane, le quotazioni dei certificati sono progressivamente scese, per stabilizzarsi a quota 260 €/TEE. Ciò sembra dovuto in primis all’introduzione di un cap pari a 250 €/TEE al contributo tariffario riconosciuto ai soggetti obbligati, che ha di fatto scoraggiato l’acquisto di titoli a prezzi più alti: tale circostanza sembra incidere assai di più rispetto all’auspicato aumento dei certificati immessi, con il mercato che invece continua a fornire chiari segnali di scarsità.

Se applicando un cap ai rimborsi tariffari il legislatore è riuscito di fatto a fermare il rally dei prezzi, la nuova facoltà conferita al GSE di rilasciare titoli “virtuali”– contribuendo a riequilibrare il mercato –  è rimasta fino ad oggi solo sulla carta, non essendo state pubblicate le relative linee guida operative in teoria previste per la scorsa estate.

Se questi sono gli elementi già emersi oggi – leggibili come un unico spartito in cui è chiara la richiesta di più efficienza da parte del mercato – rimane sullo sfondo un’ultima questione relativa alle aziende energivore.

Infatti, il nuovo meccanismo di agevolazione per gli energivori prevede l’introduzione dei così detti parametri di consumo efficiente; si tratta di valori puntuali (definiti dall’Enea ed approvati dal MiSE) che definiscono il consumo medio per unità di prodotto finito in ciascun settore industriale. Tali coefficienti, calcolati sulla base delle diagnosi energetiche obbligatorie, verranno utilizzati per quantificare il beneficio economico da erogare alle imprese iscritte al registro energivori. Ne consegue che, trattandosi di valori medi settoriali, le aziende potranno vedere nei parametri una sorta di benchmark a cui sarà necessario adeguarsi, al fine di evitare di essere meno competitivi della concorrenza: possibile quindi che, l’azienda che risulti meno efficiente della media di settore, riceva un extra-stimolo alla riduzione dei costi energetici da realizzarsi mediante interventi di efficientamento.

Tuttavia, la pubblicazione dei parametri, attesa per metà 2018, è stata rinviata, posticipando i potenziali effetti positivi sul mercato dei certificati bianchi.

Anche in questo caso, non resta quindi che attendere.

Articolo a cura di Elemens per Edison Energy Services Market



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