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Reti locali, collaborazione, nuovi mercati: la storia dell’Alveare che dice Sì

6 Settembre 2019

Il tema della sussidiarietà ha aperto negli ultimi anni una riflessione profonda rispetto alle modalità attraverso cui i diversi interlocutori possono interagire sui territori, all’interno di progettazioni innovative. E la conclusione a cui si è arrivati è che questo quesito è particolarmente importante quando nelle reti locali è prevista la partecipazione non solo del privato sociale, della cosiddetta società civile e degli attori pubblici, ma anche la collaborazione del privato d’impresa.

Un approccio sposato da l’Alveare che dice Sì, una start up nata alla fine del 2015, con l’ambizione di diventare un’impresa sociale, che ha strutturato un metodo di risposta ai bisogni di domanda e offerta che giocano sulla territorialità, la prossimità e la condivisione al posto della competizione di mercato. «Abbiamo portato in Italia un’idea già ben avviata in Francia – dichiara Simona Cannataro, responsabile comunicazione–. Siamo una rete di gruppi di acquisto, ovvero un sito internet in cui entrano in contatto tre attori: la comunità di consumatori, i produttori del territorio e i gestori che si occupano di coordinare il gruppo d’acquisto. Attraverso il sito si partecipa alle vendite del gruppo e alla gestione del ritiro della propria spesa in un momento specifico. Il concetto di gruppo, quindi, è molto importante, soprattutto per i produttori che hanno bisogno della vendita di una quantità minima per rendere conveniente lo spostamento verso la città. Per gli acquirenti non ci sono obblighi di acquisto o di minimo d’ordine perché diamo per scontato che sia la forza del gruppo a rendere questo meccanismo conveniente».

 

Reti locali e la start up Alveare che dice Sì

 

Reti, territorio, mercato

L’esperienza dell’Alveare richiama, pur non facendone parte, quella dei Distretti di economia solidale, veri e propri “laboratori di sperimentazione civica, economica e sociale”.

La struttura e l’ambito di azione dell’Alveare sono infatti concepiti in maniera da ravvivare e utilizzare le relazioni che esistono fra economia-territorio-società e porre l’attenzione sulle basi materiali della produzione di valore. Il rapporto diretto tra consumatori e produttori apre nuove dinamiche relazionali e sociali che, andando oltre le dinamiche dell’economia di mercato, propongono un modello economico fondato sulle relazioni. Così si valorizzano anche il territorio, le sue peculiarità e le sue tradizioni, creando un circolo virtuoso di sviluppo locale e apertura di nuovi mercati. È in questo modo che si sostiene in maniera attiva la transizione verso un nuovo modello agricolo.

Nella catena delle forniture, della logistica, della distribuzione e del consumo si creano circuiti composti da una pluralità di soggetti cooperanti, con-correnti e non competitivi. Sono reti, che dal gestore si sviluppano in maniera naturale, e che operano in modalità orizzontale sostenendosi a vicenda.

 

Un modello che funziona

Dalla grande distribuzione viene richiesta ai produttori una standardizzazione del prodotto in termini di qualità, stagionalità (il prodotto deve essere disponibile in tutte le stagioni), quantità, ma soprattutto prezzo. In un contesto nazionale costituito da un tessuto agricolo molto fitto, fatto da tanti piccoli produttori, è facile immaginare come la gran parte di questi non riesca a soddisfare questi standard imposti, restando fuori dal mercato.

La sfida dell’Alveare è proprio quella di far emergere realtà produttive anche molto piccole, ma molto virtuose. In questo senso, sono gli stessi produttori a decidere quanto mettere in vendita, in quale stagione e a quale prezzo, con la garanzia di doversi spostare solo nel momento in cui una quantità di prodotti soddisfacente è stata effettivamente venduta. I risultati sono incoraggianti: con oltre 160 alveari in tutta Italia, L’Alveare che dice Sì è una struttura in costante crescita.

 

Reti locali e gruppi di acquisto: un nuovo modello economico

 

«Il nostro modello economico si basa sull’idea che il produttore deve ricevere un equo compenso, l’80% del venduto. Il resto serve a noi e al gestore per le spese correnti. I produttori – prosegue Simona Cannataro – non hanno alcun vincolo né alcuna spesa al momento dell’iscrizione, né al momento dell’accettazione all’alveare. A oggi abbiamo quasi 2000 produttori e ogni giorno arrivano richieste. Oggi, il piccolo produttore in Italia fa molta fatica a competere nel mercato e credo che su questo possa intervenire solo un’azione politica che lavori in due direzioni: da un lato aumentare le garanzie per i produttori agricoli e dall’altro promuovere l’educazione alla corretta alimentazione, in particolar modo sulle nuove generazioni».

 

Il sostegno del privato

L’iniziativa privata gioca ancora un ruolo fondamentale. È la convinzione profonda del team dell’Alveare, che si basa su fatti concreti. «In pochissimi casi riceviamo sostegno dal settore pubblico, ad esempio nella messa a disposizione degli spazi per i nostri alveari – conclude Simona Cannataro -. Dal privato il sostegno arriva molto più spesso, con molta più apertura e buona disposizione, e devo dire che questo non ce lo aspettavamo, perlomeno non così tanto».

 

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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