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Edison Efficienza Energetica

Smart City in cerca d’autore: quali strategie per (ri)partire?

Una ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano analizza lo sviluppo delle città intelligenti in Italia

Un titolo, un programma. O, meglio, una dichiarazione d’intenti. Già, perché con la ricerca Smart City in cerca d’autore: quali strategie per (ri)partire?, l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano fotografa la situazione attuale dello sviluppo delle città intelligenti in Italia, ma ne evidenzia anche le criticità e gli ampi margini di crescita su tutto il territorio nazionale.

smartcity italiane - lluminazione_intelligente

Smart city: la situazione in Italia e i nuovi progetti

Quello che emerge dal report è un quadro a luci e ombre, in cui se da un lato si sottolinea la spinta innovativa di diversi comuni che hanno intrapreso sperimentazioni attraverso tecnologie digitali, dall’altro si mette anche in risalto la presenza di barriere che impediscono strategie di lungo termine e di più ampio respiro. Se il 48% dei Comuni italiani ha già avviato almeno un progetto Smart city nell’ultimo triennio, la maggior parte delle iniziative (il 63% del totale) risulta ancora in fase sperimentale.

I principali ambiti di intervento hanno riguardato l’illuminazione intelligente (52%), i servizi turistici (43%), la raccolta rifiuti (41%), la mobilità (40%), la gestione del traffico e dei parcheggi (33%) e la sicurezza (39%). Da sottolineare anche che, per l’anno prossimo, tre amministrazioni su quattro hanno in programma nuovi progetti per rendere “smart” le città, nonostante la difficoltà a estendere le sperimentazioni all’intero territorio cittadino e a integrarle in un disegno complessivo e coordinato.

Smart city: i reali benefici

smartcity - rifiuti intelligenti

Le prospettive dei reali benefici apportati da tali interventi appaiono però evidenti a tutti, dal punto di vista economico innanzitutto, ma anche sul fronte del miglioramento di servizi, sostenibilità e vivibilità. In una città come Milano sarebbero per esempio sufficienti meno di due anni per ripagare gli investimenti in un progetto di gestione dei parcheggi (con sensori per monitorare la disponibilità di singoli posti auto e App per prenotare e pagare via smartphone), dai 2 ai 4 anni per una raccolta “intelligente” dei rifiuti (attraverso cestini con sensori di riempimento per ottimizzare la raccolta), 3-5 anni per l’illuminazione “smart” (con lampioni che adattano l’intensità alla luminosità dell’ambiente e sono dotati di sistemi di manutenzione predittiva), dai 6 ai 9 anni per soluzioni di smart building in edifici pubblici (attraverso la gestione di riscaldamento, climatizzazione e illuminazione).

Smart city: le difficoltà da superare e la collaborazione pubblico-privato come possibile chiave di volta

La ricerca dell’Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano evidenzia, inoltre, che per registrare un reale salto di qualità in termini di numeri e maturità dei progetti è necessaria una “vision” globale e condivisa per superare quei limiti strutturali come mancanza di competenze e formazione, risorse economiche limitate e modelli di governance poco definiti.

Anche la complessità nell’avviare collaborazioni tra Pubblica Amministrazione e soggetti privati è sicuramente uno dei punti critici da superare perchè potrebbe costituire l’elemento determinante per il lancio di tanti progetti. La ricerca dell’Osservatorio Internet of Things evidenzia come nel 61% dei comuni italiani analizzati non sia attiva alcuna iniziativa privata di Smart City; nel 27% dei comuni sono stati avviati interventi senza però alcuna partnership con la Pubblica Amministrazione, che si registra solo nel 12% dei casi.

Smart city: la Carta Metropolitana sulla Elettromobilità

smartcity - elettromobilità

Anche nel campo delle Smart city ripensare al rapporto tra pubblico-privato è un passo ritenuto indispensabile da tutte le parti in causa, nell’ottica di una visione e di una programmazione territoriale sempre più ampia, che possa garantire soluzioni e risposte concrete alle necessità e alle urgenze dei cittadini.
In questa prospettiva è stata presentata la Carta Metropolitana sulla Elettromobilità, un documento sottoscritto da cinque città italianeMilano, Torino, Bologna, Varese e Firenze – insieme ad aziende del settore, consorzi e istituzioni per «guidare la transizione dalla mobilità tradizionale a quella a emissioni basse o nulle», promuovendo una serie di misure di sostenibilità ambientale e un piano organico di azioni di supporto che vedano coinvolti in modo diretto Stato e Regioni.
L’Italia delle smart city è dunque ancora in fase di test, ma sono assolutamente chiari quali siano i presupposti e le strategie per farla finalmente (ri)partire.



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