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Spazi e rigenerazione. Pubblico e privato alla Zisa di Palermo.

Palermo, cantieri della Zisa: 55.000 mq di architettura industriale e capannoni che oggi ospitano 19 soggetti diversi, che vanno dai centri culturali a quelli storici, nuovi progetti come Tavola Tonda, ovvero un progetto di recupero delle danze e della musica tradizionali, uno spazio teatrale, spazio Franco, per le produzioni indipendenti, un teatro di tradizione popolare, il progetto ideas box di Bibliothèques Sans Frontières, una mediateca per le comunità straniere, il G273, uno spazio dedicato alla danza, l’Accademia delle belle arti di Dusseldorf, oltre a quella di Palermo, il centro internazionale della fotografia diretto da Letizia Battaglia, varie associazioni tra cui Legambiente Sicilia.

È un esempio delle metamorfosi che stanno vivendo gli spazi delle città e che stanno disegnando le città del futuro. È la rigenerazione urbana, un processo in continuo divenire, capace di generare nuove economie dalla progettualità sociale, che emerge attorno al riuso di spazi e immobili pubblici. Spazi che erano stati immaginati e creati solo pochi anni fa sono stati investiti dall’evoluzione della società, del lavoro, dalle richieste che sempre più spesso sono arrivate dal basso.

Per arrivare ai Cantieri della Zisa di oggi, il percorso è stato lungo e centrato sul recupero e rigenerazione di spazi, che vede attori pubblici e privati, oltre al terzo settore, come protagonisti. E il ruolo dei cittadini, capaci di mobilitarsi per avere in quegli spazi realtà utili per la propria quotidianità. La diversa capacità di abitare gli spazi, un movimento in continua trasformazione da diversi anni, è anche un passaggio dal volontarismo visionario a progetti che riescano a trovare non solo nell’autofinanziamento, ma nello stare dentro un sistema di finanziamenti, la propria capacità di replicare una nuova struttura organizzativa.

Filippo Pistoia è uno dei fondatori di Clack, realtà che governa Cre.zi Plus , uno di quei 19 soggetti che vive nei cantieri della Zisa, un community hub capace di cambiare, mutare e adattarsi, ‘ibrido’ nel linguaggio degli spazi rigenerati. È ristorante, è spazio per incontri, per laboratori con bambini e molto altro.

Il Community Hub risponde all’esigenza di costruire nuove ‘ecologie locali’, che siano capaci di produrre delle sintesi dinamiche fra pratiche di cambiamento che si generano spontaneamente in società e le istanze di pianificazione e programmazione che, invece, provengono dalle politiche.

«Mi piace definire l’area dei cantieri come la più alta densità di creatività in Italia – racconta Filippo Pistoia. Abbiamo una media di 1000/1500 utenti al giorno, l’ultimo bilancio sociale parla di oltre 3 milioni di euro di attività. Convivono in questo luogo tantissimi ambiti: clima, ambiente, cultura, lingue, innovazione sociale e culturale. E non ci si ferma, perché ci sono degli spazi non utilizzati in cui sarà attrezzato un parco con area picnic e in un altro capannone una foresteria.

Riqualificazione cantieri della Zisa a Palermo

Racconti di progetti che sono realtà e che hanno lottato per esistere. Tutto è nella storia dello spazio, dei cantieri palermitani della Zisa.

A fine ’800 i cantieri sono il pregiato mobilificio Ducrot, una famiglia francese che vende in tutta Europa. A quei tempi la Zisa contava 2500 operai, il periodo d’oro della Palermo produttiva. Nei due periodi bellici le fabbriche vengono riconvertite all’industria bellica. Il dopoguerra e i decenni che seguono alternano fasi di interesse ad abbandono fino agli anni ’90, quando il comune acquista all’asta quello che rimane dell’area rimasta per farne una cittadella della cultura. Nel 2000 arrivano i fondi POR e poi FESR alla Regione Sicilia e il comune inizia a investire importanti risorse. Sei anni dopo nascono alcuni spazi culturali. L’amministrazione inizia a ristrutturare e riqualificare alcuni spazi, ma si pone un problema: i fondi necessari per ristrutturarli ci sono, ma manca una strategia e un budget perché possano sopravvivere. Solo nel 2012, con il cambio di amministrazione, si torna a intervenire, anche grazie alla partecipazione di chi vive il territorio e alla potenza della visione di come si sarebbe trasformato lo spazio.

«In quegli anni nasce “I cantieri che vogliamo”, un movimento “dal basso” che aggrega centinaia di attivisti, cittadini e operatori culturali per portare all’amministrazione l’istanza di riaprire i cantieri – spiega Filippo Pistoia di Cre.zi Plus. Con il simbolico gesto dell’apertura dei cancelli dei cantieri, i cittadini hanno cominciato a occupare gli spazi, compreso il cinema per oltre tre mesi, proponendo un programma proprio nella sala che era stata inutilizzata per diversi anni». L’ibridazione è stato un elemento chiave della trasformazione dei cantieri. Gli spazi diventano ibridi non per una qualche poetica alla moda, ma per necessità: devono costruire modelli di business che facciano tornare i conti e disegnare programmi funzionali, che usino intensamente le infrastrutture. Questo risponde a un obiettivo preciso: cambiare funzione, ospitare pratiche diverse, alternare pubblici diversi in diversi momenti della giornata.

«Ad esempio per Crezi Plus – racconta Pistoia -, quando è stato immaginato lo spazio con il nostro architetto Francesca Italiano, abbiamo lavorato insieme nella progettazione per immaginare un luogo che doveva avere (e che oggi ha) un altissimo livello di ibridazione tra le funzioni. Questo non tanto per una questione di “moda”, ma più che altro per una questione di funzionalità e sostenibilità economica grazie proprio alla possibilità di poter cambiare continuamente uno spazio, senza nessuna staticità.

Si tratta infatti di uno spazio modulare, ibrido, con un coworking, un fablab, un ristorante uno spazio per eventi è uno spazio bimbi. Le funzioni dialogano tra loro in modo molto coordinato e questo è un aspetto che in progettazione ha influenzato moltissimo.

Crezi Plus è stato il primo intervento di riqualificazione dei cantieri di questa ultima tornata, quindi è stato un po’ il progetto pilota».

Gli ultimi anni sono caratterizzati dalla partnership tra pubblico e privato e il comune di Palermo inizia anche ad assegnare gli spazi a soggetti privati appartenenti al terzo settore.

Oggi lavorano all’interno dei cantieri circa 420 persone. I soggetti del condominio hanno investito sulle attività oltre 3 milioni di euro solo nell’anno 2018, di cui solo il 4% sono risorse comunali. La restante parte deriva da autoproduzioni, finanziamenti pubblici e privati, senza considerare gli investimenti fatti negli spazi. Oggi il modello di business è ibrido: non ci sono funzioni o porzioni di business più o meno importanti di altre. Sicuramente quella trainante è la ristorazione, che oggi ha tra i 100 e i 150 coperti al giorno. Le funzioni sono integrate tra di loro e lavorano insieme.

Nascono nuove forme di governance: è stato fondato un ETS, ovvero un nuovo soggetto giuridico che associa tutti i soggetti dei cantieri che diventa un unico soggetto di interlocuzione con l’amministrazione comunale, facilitando e snellendo la comunicazione. A tendere si vorrebbe creare un unico soggetto (ETS E PA), ovvero una fondazione di partecipazione, che avrà finalmente una governance completa sulla zona.

«Abbiamo registrato anche molto interesse da parte di nuovi possibili sostenitori e finanziatori – conclude Filippo Pistoia di Cre.zi Plus. Un’importante azienda privata, per esempio, che finanzierà la riqualificazione di uno slargo che verrà trasformato in una piazza. Oppure una Fondazione internazionale, che finanzierà un collegamento diretto tra le aree del Castello della Zisa (attrattore turistico dichiarato patrimonio Unesco) e i Cantieri Culturali alla Zisa.

Molte altre fondazioni bancarie stanno sostenendo progetti all’interno dei cantieri.

Le imprese e tutto il mondo privato hanno dimostrato molto interesse, il che ci dimostra che fino a oggi abbiamo lavorato bene».

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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