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Edison Efficienza Energetica

Il suolo: una risorsa da proteggere grazie alla rigenerazione urbana

3 Febbraio 2021

 

Con il termine suolo si intende generalmente la superficie del terreno, ossia lo strato più superficiale della crosta terrestre. Oltre ad essere custode di vari organismi viventi, minerali ed acqua, il suolo svolge funzioni importantissime in ottica ecologica per quanto riguarda la fornitura agricola, il supporto di servizi ecosistemici e l’impermeabilizzazione del terreno.

L’attività umana porta inevitabilmente ad alterarne gli equilibri naturali: l’utilizzo del suolo viene quindi costantemente monitorato per evitare che si arrivi a compromettere una risorsa considerata non rinnovabile. Quadri normativi internazionali come gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite indicano direttamente o indirettamente la salute della terra e del suolo come uno degli elementi connessi al progredire della società umana. Al suolo non fanno riferimento obiettivi strettamente naturali, ma anche un obiettivo come il n° 11 — città e comunità sostenibili — che fa del consumo di suolo un indicatore importante di sostenibilità anche nei contesti urbani moderni, ormai interessati da processi di rigenerazione urbana che li stanno trasformando.

 

Il suolo e la rigenerazione urbana

In Italia l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha sviluppato un portale dove è possibile accedere ai dati del monitoraggio ambientale del suolo realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale e che unisce il monitoraggio delle agenzie regionali e provinciali.

Nel 2019 la dimensione totale del suolo consumato in Italia – che ISPRA definisce come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato) – era di più di due milioni di ettari, per un territorio pari al 7,1% della superficie totale italiana, con un incremento dello 0,03% rispetto al valore 2018.

 

Percentuale del suolo consumato in Italia

 

Si tratta di una variazione molto ridotta su base annuale, comparabile alle variazioni degli anni precedenti, ma il valore si riferisce a una media sul territorio nazionale e differenti regioni hanno consumato più o meno suolo con la costruzione di nuove coperture artificiali, che siano esse strade o edifici.

Nel 2019 la regione che ha consumato più suolo è stata il Veneto, seguito dalla Lombardia e dalla Puglia, e se consideriamo il rapporto percentuale tra la superficie di suolo consumato e la superficie totale in ettari della regione, la classifica non cambia di molto. Scalano delle posizioni regioni come Marche e Abruzzo, che pur con una quantità minore di suolo consumato vedono un rapporto più alto in virtù della più bassa estensione territoriale.

 

Percentuale del suolo consumato per regione

 

La mappa del suolo consumato in Italia fornita da ISPRA riflette la composizione delle nostre aree urbane e delle aree metropolitane, specialmente nel nord Italia. L’accentramento sempre maggiore della popolazione nelle aree urbane è un trend mondiale che ha portato, in alcuni paesi, alla formazione delle cosiddette megalopoli, aree geografiche in cui le aree urbane metropolitane di diverse città si fondono con una soluzione di continuità, privilegiando la costruzione di nuovi edifici e la sottrazione del suolo a destinazioni naturali.

 

Percentuale del suolo consumato in Italia 2019

 

Lo spostamento di grandi masse di persone verso le città è stata una delle tendenze più durature e importanti che hanno plasmato l’umanità nell’ultimo secolo, anche se la recente pandemia del virus Sars-Cov-2 ha costretto molti a interrogarsi se il modello della città come lo conosciamo ora sarà costretto a cambiare.

Alla base vi è un bisogno sempre maggiore di considerare le città come ecosistemi complessi, in cui fattori come la dilatazione degli insediamenti (e quindi la complessità dei trasporti), la progettualità delle aree verdi e la progressiva ricerca di un minor impatto ambientale devono coesistere con il progresso economico e tecnologico, in un delicato equilibrio.

Si è andato quindi a delineare il concetto di smart city, una città in cui le strategie di pianificazione urbanistica sono indirizzate all’ottimizzazione e all’innovazione degli spazi e dei servizi pubblici, mettendoli in relazione con le esigenze delle persone che li abitano. Investire sulla progettazione di città smart significa anche diminuire il consumo di suolo, attraverso processi di rigenerazione urbana che prevedono il riutilizzo e la trasformazione di fabbricati usati originariamente per altri scopi, come le aree industriali.

Di pari passo possono essere approntati anche importanti percorsi di manutenzione urbana, non solo del patrimonio edilizio ma anche degli impianti energetici, dei sistemi di riscaldamento e della rete fognaria. Per una riqualificazione urbana efficiente è indispensabile mappare e analizzare le risorse energetiche e i consumi di determinate aree utilizzando tool di pianificazione territoriale. Grazie a questi tool siamo in grado di combinare dati ambientali ed energetici alla modellazione urbana del territorio, permettendo al cliente di analizzare scenari di simulazione energetica, la qualità dell’aria e l’accessibilità ai punti di interesse.

Intervenire sul già costruito – che sia esso residenziale e non residenziale – attraverso opere di rigenerazione ed efficientamento garantirebbe inoltre una maggior durata e migliori prestazioni energetiche del patrimonio edilizio, andando ad incontrare sia i bisogni di risparmio energetico della pubblica amministrazione sia le esigenze di qualità dell’ambiente urbano dei cittadini.

 

Articolo a cura di DataTalk per Edison Servizi Energetici e Ambientali