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Edison Efficienza Energetica

Bosco, legna, energia. Il teleriscaldamento a biomassa, una vera alternativa energetica per il territorio.

2 Dicembre 2019

 

È forse una delle fonti di energia di cui si parla meno, ma rappresenta un settore in costante crescita e considerato strategico anche dagli obiettivi di riduzione dei consumi e impiego delle energie rinnovabili indicati dall’Unione Europea. Una crescita che però si scontra con un quadro normativo ancora incerto e da definire. Il teleriscaldamento da biomassa legnosa significa produrre energia da un materiale di scarto che è ecosostenibile e facilmente reperibile. Se, infatti, è vero che negli ultimi tempi assistiamo a una corsa alla piantumazione nel nome della lotta ai danni dell’inquinamento globale, è anche vero che in Italia la superficie delle foreste è estesa, ma spesso per assetti proprietari o difficoltà morfologiche difficilmente raggiungibile per trasformare la biomassa in energia.

 

Oltre alle caratteristiche di sostenibilità c’è poi il valore di poter ancorare la produzione di energia al territorio. Un impianto di teleriscaldamento a biomassa, in grado di sostituire centinaia di caldaie a fonti fossili, ha un impatto positivo direttamente sui territori in cui si colloca: l’impianto porta con sé l’attivazione della filiera bosco – legna – energia, che riporta al centro del processo di creazione di valore le foreste, contribuendo anche a costituire un presidio del territorio, spesso l’unico, chiave per prevenire anche il dissesto idrogeologico.

 

Se andiamo a vedere i numeri presenti nello studio della Federazione Italiana Produttori di Energie da fonti Rinnovabili (FIPER) dedicato al teleriscaldamento a biomassa, sono circa 100 gli impianti di teleriscaldamento in Italia, per una potenza totale istallata di 614 MW termici. La maggior parte delle unità si trovano nelle aree non metanizzate del Trentino, Lombardia e Valle d’Aosta e per oltre due terzi localizzati sopra i 600 metri di quota. Nella maggioranza dei casi, il servizio di teleriscaldamento ha sostituito un mix di soluzioni tecniche costituito da caldaie a gasolio e piccoli dispositivi alimentati a biomassa.

 

Boschi e foreste in Italia in crescita

I boschi crescono in Italia, ma le risorse non sono ben sfruttate: secondo i dati pubblicati dal Global Forest Resourse Assessment, curato dalla Food and Agriculture Organization (FAO) delle Nazioni Unite, il patrimonio forestale nazionale complessivo si estende su una superficie pari a circa 11 milioni di ettari, equivalenti al 40% dell’intera superficie nazionale. Il dato confermato nelle successive ricerche dice che la superficie boscata italiana è aumentata di quasi il 20%, a fronte di un incremento del 5% rilevato nello stesso arco di tempo nell’intera Unione Europea.

 

Le foreste italiane potrebbero soddisfare il bisogno di legname in Italia, ma si ricorre soprattutto a importazioni, questo perché è un patrimonio poco sfruttato, spesso appartiene a tanti piccoli privati e non c’è una gestione complessiva del pubblico o di consorzi.

 

teleriscaldamento a biomassa legnosa

 

Una filiera a forte impatto economico ed occupazionale sul territorio

La filiera del teleriscaldamento ha tre risultati evidenti: quello diretto della costruzione degli impianti e del personale necessario, quello indiretto che riguarda i fornitori e i trasportatori della materia pima, infine quello dell’indotto, che riguarda la redistribuzione del reddito. Lo studio FIPER “Teleriscaldamento a biomassa: un investimento per il territorio” stima che per ogni Unità lavorativa annua all’interno dell’impianto di teleriscaldamento, si attivano 15,5 unità sul territorio di riferimento. I benefici che riguardano l’attivazione di una filiera bosco-legna-energia riguardano diversi attori:

 

  • Agricoltori che possono diversificare le proprie attività, mettendo anche a coltivazione alternativa i propri terreni, garantendo un presidio del territorio.
  • Proprietari dei boschi: per un maggior utilizzo e messa a reddito delle superfici boschive ora poco utilizzate, oltre a minori costi di gestione e rischi di dissesto idrogeologico
  • Consorzi forestali: che possono mettere a disposizione la loro conoscenza del territorio ed esperienza sul campo ed essere più autonomi dai contributi pubblici
  • Imprese boschive: che possono incrementare le proprie commesse e lavorare su territori e nuovi contratti

 

Sempre lo studio FIPER ci dice che gli impianti di teleriscaldamento consentono, inoltre, un risparmio di energia primaria fossile compreso tra il 60% e il 80%, un valore molto elevato rispetto all’impiego di altri combustibili fossili e non.

Risparmi analoghi si registrano per l’anidride carbonica (CO2) immessa nell’atmosfera. Da questa prospettiva, il teleriscaldamento a biomassa è tra le tecnologie più performanti ed è molto competitivo in termini di utilizzo di energia rinnovabile e riduzione di emissioni climalteranti.

 

I casi di Barge, Cerialdo e Ceriè

Anche Edison, attraverso Comat Energia, è attiva nel settore con oltre 80 centrali termiche e 40 reti di distribuzione concentrate in ambito pedemontano e montano. In Piemonte, Barge, Cerialdo e Ceriè sono solo alcune delle centrali di teleriscaldamento costruite o in costruzione che hanno iniziato a portare benefici tangibili al proprio territorio.

 

Inaugurazione dell’impianto di teleriscaldamento a biomassa legnosa

 

È stata inaugurata nelle scorse settimane la centrale di Cerialdo, in provincia di Cuneo, la cui costruzione ha coinvolto circa 10 aziende locali per tutti gli otto mesi di lavori, generando indotto positivo sul territorio.

A Barge, sempre in provincia di Cuneo, sono stati gli stessi abitanti a finanziare la costruzione della rete: in più di 7 mila hanno partecipato alla prima iniziativa italiana di crowdfunding per la costruzione di un impianto di energia, raccogliendo oltre 100.000 euro in sole 72 ore.

Recentemente, è stata annunciata anche la costruzione della centrale a Ciriè a nord di Torino che, tra le prime in Piemonte, utilizzerà sia gas sia cippato. Esempio virtuoso di cooperazione tra un ente pubblico e un soggetto privato, la rete di distribuzione si estenderà per oltre 15 km, raggiungendo oltre 3.000 famiglie.

 

Sommate, le tre centrali contribuiranno ad evitare, ogni anno, circa 9.000 tonnellate di CO2, e allo stesso tempo stimoleranno la ri-valorizzazione di territori caratterizzati dalla presenza di boschi, grazie all’attivazione della filiera bosco-legno-energia. Il valore aggiunto, infine, sta nella manutenzione e nel presidio del territorio, che oltre a diventare una fonte di valore e non un costo da sostenere, contribuisce anche a diminuire i rischi di dissesto idrogeologico.

 

Un mercato in forte espansione. L’analisi e i numeri della Relazione Annuale Foreste

In Italia l’impiego di biomasse solide è piuttosto diffuso, particolarmente nelle aree interne dove trovano ampio utilizzo nel riscaldamento domestico e, in secondo luogo, in contesti non residenziali e industriali. Le biomasse, in base ai dati 2013-2017, costituiscono nel complesso la prima fonte di energia rinnovabile impiegata per la produzione di calore nel nostro Paese.

 

La legna da ardere rappresenta la tipologia di combustibile più utilizzata (con circa l’88% del totale e 5,8 milioni di t equivalenti di petrolio), Il lieve calo relativo registratosi nel 2016 (-2,8% rispetto al 2015) è addebitabile alla mitezza della corrispondente stagione invernale, mentre nel 2017 si è risaliti ai valori del 2013.

 

Nel periodo di riferimento il consumo di pellet, caratterizzato da una particolare praticità d’impiego, risulta in costante aumento a differenza di quello di carbone vegetale che è sostanzialmente stazionario. A fronte della crescita delle importazioni di biomassa solida cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio, sono presenti numerosi esempi virtuosi di filiere legno-energia locali in cui la gestione forestale sostenibile produce una offerta di biomassa capace di soddisfare la domanda termica del territorio in una sinergia in cui è l’economia forestale che ne può trarre il maggior beneficio.

 

Se al consumo diretto residenziale si aggiunge quello utilizzato per l’industria, il commercio e l’agricoltura, nonché il calore derivato da impianti di cogenerazione e impianti di sola produzione termica, l’energia termica complessiva ottenuta in Italia dallo sfruttamento delle biomasse solide ammonta nel 2017 a circa 320.000 TJ.

 

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni

 



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