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Edison Efficienza Energetica

Le imprese e il loro contributo a produrre valore sociale nelle città. Il caso di Edilmag (Edison Pulse) e Culturability

12 Luglio 2019

L’impresa che scommette sul territorio entra dentro mondi complessi e ricchi, e può diventare anche promotrice di politiche pubbliche, attivatrice di comunità. L’economista Michael Porter sosteneva che un’impresa prospera solo se il territorio che la accoglie prospera (in termini di competitività, infrastrutture, competenze, solidarietà, etc.) e questa massima provoca una domanda: è responsabilità (sociale) delle imprese esplorare nuovi percorsi per costruire valore condiviso territoriale?

Sono sempre più le grandi imprese – come anticipato nell’articolo Energie sociali, rigenerazione urbana, metamorfosi delle città – che provano a dare una risposta, anche su aree di intervento molto diverse, e ci dimostrano che non solo è possibile, ma che spesso una correlazione diventa quasi naturale, se non necessaria.

Edilmag

Edison Pulse è stata un’iniziativa di Edison che ha visto negli anni oltre 1.700 iscritti tra startup, organizzazioni no profit, centri di ricerca e studenti, sostenendo lo sviluppo delle realtà più interessanti sotto il profilo di digitalizzazione e innovazione con un finanziamento e un percorso di consulenza. Nel 2017, in risposta al tragico sisma che ha colpito il centro Italia, è stata istituita la categoria Ricostruzione Sisma, proprio per stimolare risposte innovative in grado di sostenere il territorio in un momento particolarmente complesso. Vincitore della categoria Edilmag, un progetto nato pochi mesi prima che, anche grazie al sostegno e alla visibilità ottenuta, ha ricevuto una grande spinta per andare avanti.

Il meccanismo è semplice. Tutte le imprese possono iscriversi a Edilmag e caricare su una piattaforma, consultabile da cellulare, il loro magazzino, dalle attrezzature ai macchinari fino al materiale in eccesso acquistato per precedenti commesse. Entrando sulla piattaforma, è possibile digitare quello di cui si ha bisogno e, attraverso un servizio di geo-localizzazione, si riesce a vedere i pezzi in avanzo nei magazzini di altre realtà in un determinato territorio.

«Questa peculiarità – racconta Rodolfo Brandi, costruttore edile e ideatore di Edilmag – è stata utile in occasione di emergenze e calamità: abbiamo messo a disposizione le credenziali di accesso per la Protezione Civile, che in questo modo riesce a trovare immediatamente sul territorio un’impresa che può mettere a disposizione i suoi materiali. Basta pensare che in Italia ci sono circa 508 mila imprese, distribuite in tutto il territorio e quindi ovunque è possibile trovare un’impresa a pochi metri che può avere quel materiale o attrezzatura indispensabile per gli interventi necessari».

Siamo in presenza, quindi, di un sistema di sharing economy pura nel settore delle costruzioni. La visione di Edilmag non si è mai limitata all’analisi di mercato, ma ha aggiunto un elemento più vicino all’economia circolare e alla territorialità, che richiede un cambio di mentalità.  «L’edilizia produce rifiuto e scarto – racconta il fondatore di Edilmag -; le imprese edili devono iniziare a collaborare con gli altri, uscendo da un’ottica di concorrenza. Edilmag vuole essere una risposta ad un momento storico in cui molte imprese non hanno appalti, ma hanno magazzini pieni di attrezzature e materiali, mentre quelle che lavorano ne vanno ad acquistare ancora, producendo a loro volta altri scarti, sprechi di lavorazione».

«Quello che ho capito – conclude Brandi – è che per fare ripartire il mercato dell’edilizia, saturo da molti anni, non serve nuova cementificazione, ma interventi di riqualificazione dell’esistente. Il 70% di ciò che vediamo costruito in Italia, infatti, è stato realizzato tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 ed è stato realizzato con tecnologie di allora (calcestruzzi, acciai) che oggi hanno bisogno di riqualificazione. La stessa cosa vale per le infrastrutture: parliamo di ponti e viadotti che iniziano ad essere vecchi, che devono essere ristrutturati se non demoliti e sostituiti. Il mercato del futuro dell’edilizia è questo».

Le imprese producono valore sociale per le città

Culturability

Ed è con il medesimo obiettivo di avere un impatto positivo sul territorio che nasce culturability, promosso dal 2013 da Unipolis, la fondazione del Gruppo Unipol, che aveva intercettato la possibilità e richiesta di far nascere nuove forme imprenditoriali, in particolare, cooperative culturali su

l territorio italiano. Racconta Roberta Franceschinelli, responsabile del progetto «Abbiamo percepito un grande fermento, oltre che un cambiamento nei modi di fare cultura e ci siamo posti l’obiettivo di far emergere, intercettare e sostenere queste realtà attraverso un contributo economico e un percorso di formazione e accompagnamento allo sviluppo dei progetti e delle organizzazioni. Quello che abbiamo notato è che le richieste in grado di generare impatto sociale e di intercettare nuove comunità erano legate ad uno spazio. Avevano bisogno di un luogo che diventasse il centro (fisico e ideale) per creare relazioni e connessioni con il territorio di riferimento». Di qui l’intuizione; molti progetti andavano a insistere su spazi che ancora non esistevano o dovevano essere rigenerati.  «Abbiamo imparato che lo spazio era l’elemento decisivo se si voleva lavorare su una cultura sostenibile e vicina alla comunità. Inoltre – aggiunge Franceschinelli -, ci siamo resi conto che anche quello che offrivamo ai progetti, sia in termini di contributo economico che di accompagnamento doveva necessariamente cambiare così come cambiano le esigenze dei progettisti che si vogliono andare a supportare».

Le comunità pongono domande sempre più incalzanti (anche dovute all’arretramento del welfare pubblico) a cui le imprese sono chiamate a dare una risposta. Di qui l’altro quesito: può un’impresa collocarsi come attore di sviluppo del contesto sociale in cui opera, creando nuove relazioni, collaborazioni e partnership e proporre una risposta efficace a istanze della collettività?

Per farlo, è necessario cambiare la prospettiva e guardare gli asset aziendali come un’opportunità per la società: un primo asset su cui fondare il cambio di passo è rappresentato dalle competenze e dalle reti interne. Leggendo il know-how come fattore abilitante, vi si possono costruire intorno percorsi di formazione (scuole di mestiere) pensati sui bisogni del territorio, capaci di mettere a sistema le conoscenze dell’impresa per avviare processi di sviluppo più profondi e sistematici, fino a facilitare la nascita di nuovi progetti di imprenditorialità territoriale.

«Analizzando la provenienza geografica, ci siamo resi conto che la maggior parte dei progetti non arrivano né dal Nord Italia né dalle grandi città – racconta la responsabile di culturability – e che il tema della rigenerazione degli spazi culturali non riguarda solamente città come Milano o Bologna. Negli ultimi anni sono aumentate le proposte di progetti provenienti dal Sud e dai piccoli centri».

Ad esempio il progetto Evocava, vincitore del bando 2017: l’obiettivo è quello di conservare, sistemare, valorizzare e rendere fruibili delle cave di tufo di proprietà privata, creando un museo diffuso che raccolga il patrimonio delle cave di Mazzara del Vallo (TR). Il progetto vuole valorizzare questi luoghi che fanno parte di un patrimonio culturale e naturalistico che spesso non viene promosso nè conosciuto dal grande pubblico. Un altro progetto interessante arriva da San Sepolcro (AR): CasermArcheologica, vincitore del bando 2016. Lo spazio oggetto dell’intervento è un palazzo storico, diventato prima una caserma dei carabinieri e poi totalmente abbandonato. Nel tempo grazie alla buona volontà di una professoressa e dei suoi alunni, si decide di trasformare questo luogo in un presidio permanente dedicato all’arte contemporanea a tutto tondo.

Questo a dimostrazione di come le fondazioni di impresa sono sempre meno dei soggetti erogativi, che si limitano a finanziare progetti virtuosi, e diventano dei soggetti abilitatori e formatori di altre pratiche, assumendo un ruolo sempre più complesso e sfaccettato.

 

Articolo a cura di Avanzi. Sostenibilità per Azioni



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